linoleum

"Language is a virus..." "We must find out what words are and how they function. They become images when written down, but images of words repeated in the mind and not of the image of the thing itself." - W.S.B. -

screaming

Utente: jacklord
JACKLORD: giovane 72enne appassionato di bluegrass colleziono scatole vuote di fiammiferi, leggo solo libri di autori morti suicidi e non vedo film italiani con "amore" nel titolo.

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contagocce

si sono sparpagliate *loading* vacche nel guado

 
venerdì, 25 novembre 2005

la traiettoria è arcuata, ondulata come una falce. avanzando nell’aria gelida il bicchiere compie un movimento rotatorio e piccoli schizzi di veuve clicquot si dipanano nello spazio, alcuni andando a posarsi sulla superficie dello specchio un attimo prima dell’impatto, duplicandosi nel riflesso. il rumore è un rumore sordo e dura solo un momento, spegnendosi senza eco. il bicchiere va in frantumi, mentre lo specchio si copre di una ragnatela di crepe, come un mosaico irregolare. dipingo una striscia di polvere bianca sul cristallo del tavolo. la cannuccia d’argento brilla alla luce alogena e assume un colore metallico che stride a contatto col velluto nero dell’astuccio. inspiro con violenza poi chiudo gli occhi strizzandoli, buttando la testa all’indietro e continuando a vedere nel rosso buio delle palpebre la mia immagine riflessa, scomposta. mi siedo nuda su una poltrona di vimini, al centro della stanza. sul tavolo un vaso oblungo che si allarga in vaghe increspature nella parte superiore, da cui spuntano rose a gambo lungo. i fiori affondano nell’acqua torbida, emanando un odore rancido ma soffuso, come un retrogusto di muffa. il freddo è penetrante e mi si condensa il respiro in piccole nuvole veloci. butto giù un paio di xanax senz’acqua. mi osservo le lunghe gambe, perfettamente depilate, lucide. l’abbronzatura è uniforme, naturale nelle sue variazioni di colore. dalla finestra a parete della suite vedo le nuvole immobili nel cielo asettico. il vasto letto matrimoniale con le lenzuola di seta gialle ed allineate è ricoperto di vestiti. il mio agente probabilmente si trova già nella hall dell’albergo. manca meno di mezz’ora all’incontro col rappresentante del settore marketing di armani, hanno insistito loro per avermi. mi chiamo atlanta grey, faccio la modella e sono bella, la più bella di tutte. e per quanto possa sembrare assurdo, non so cosa cazzo mettermi. prendo una davidoff dal pacchetto. mentre la sto accendendo un brivido parte dalla base della schiena e si prolunga ramificandosi fino alla punta delle dita, facendo oscillare la fiamma dell’accendino, che manda un minuscolo sbuffo di fumo nero. dall’impianto di filodiffusione mi arriva la voce atona di qualcuno che sta regalando all’etere perle di saggezza. dice la rivoluzione è alle porte. dice la rivoluzione è qui. dice la rivoluzione è immagine.

immagina mia madre, anni fa, opaca nella luce indolente di un tramonto color salmone. immagina un lettino a bordo piscina, con l’acqua immobile e l’odore del cloro che copre ogni cosa. immagina una vespa sulla superficie dell’acqua, che agita le zampe imprigionata nel liquido. immagina me che  smetto di respirare, mentre la guardo agonizzare. immagina me che la sfido a chi muore prima. poi immagina me con le mani in mezzo alle gambe. immagina di strofinarti l’interno delle cosce fino a farle diventare scure come vino. immagina mia madre che mi guarda senza espressione, mentre io cerco di urlare ma dalla bocca non mi esce nessun suono. immagina la normalità del mio futuro che scompare a poco a poco, una compressa dopo l’altra. immagina una bambina di 9 anni in crisi d’astinenza. immagina la completa mancanza di identità. la rivoluzione è alle porte.
la rivoluzione è qui.

quando lo prendo in mano, il frammento del bicchiere è trasparente o velato, a seconda di come lo giro fra le dita. lo passo velocemente sull'avambraccio e si forma una sottile linea bianca, quasi impercettibile. poi la linea diventa rossa, e una striscia di sangue vermiglio la ricopre perfettamente, prima di allungarsi in gocce dense che scorrono lentamente. adesso so cosa indossare. mi incido una lunga ferita sul petto, profonda, all’altezza dello sterno. il dolore dura un attimo, poi il sangue cola verso il basso coprendo prima i seni poi la pancia. un’altra ferita la incido sul ventre, dove iniziano i peli pubici, e il sangue cola fino alle gambe, alle ginocchia. in piedi, davanti allo specchio scomposto, nel mio vestito rosso, io sono finalmente immagine. rivoluzione. bellezza.
la più bella di tutte.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 18:32 | link | commenti (31) |

sabato, 19 novembre 2005

cazzo me ne frega, pensavo, mentre uscivo dal tribunale. io, quando il giudice giudica, penso alle offerte 3per2 del todis, anche se non sempre le cose in offerta sono buone, come la settimana scorsa quando c'era il 3per2 sulla pasta del capitano che per essere un dentrificio del terzo millennio fa veramente schifo. io, il dentifricio, non è che lo usi poi molto, però mi ci piace la pubblicità di acquafrésc, con le tre striscette colorate, e di solito compro quello anche se non c'è l'offerta 3per2. acquafrésc è buono di sapore. io, a volte, lo mangio anche senza usare lo spazzolino. pasta del capitano invece mi ricordo una volta l'ho assaggiato ed è salato, poi non ha le striscioline colorate come la bandiera dell'america. comunque, stavo pensando alle prossime offerte, che magari mettono il 3per2 sullo ricariche del trapano bléc en décher o sul detergente intimo ìnfasil che mi ci lavo le mani e poi le annuso quando mi manca la mia mamma, mentre camminavo appiccicato all'avvocato che intanto mi stava dicendo che no, ormai la situazione è insostenibile, non si guadagna più come una volta, e intanto scacciava, con un tintinnìo del ròlecs,  un tipo africano che cercava di venderci dei calzini filo di scozia. forse se vendesse filo di nairobi, ho pensato io, sarebbe più credibile e venderebbe più calzini. magari nel giro di pochi anni diventerebbe il re del filo di nairobi, aprendo fabbriche di calzini italoafricani in tutto il mondo, perché l'italia è così, un paese che offre a tutti l'opportunità di costruirsi il futuro, che l'ho sentito alla tivvù lo diceva iva zanicchi che poi ha pure cantato una canzone sull'amore. io, con l'avvocato, dicevamo queste cose, e io annuivo, dicevo si è vero non è più come una volta, anche se io che cazzo ne so di come era una volta che due anni fa stavo ancora all'università a farmi le piste nei cessi di giurisprudenza, quando siamo entrati in un ristorante di lusso a piazza mazzini e l'avvocato mi ha detto non ti immagini chi è il proprietario di questo posto. io ho guardato le bottiglie di vino, messe tutte in fila sugli scaffali, e anche se non c'erano scritti i prezzi ho pensato che forse il proprietario del ristorante era lo stesso del todis, perchè le bottiglie erano allineate come le scatole di gamberetti nel reparto surgelati del discàunt. io, quando ci siamo seduti, ho ordinato la caprese, che è tricolore come acquafrésc ma è meglio perchè i colori sono biancorossoevverde, quelli dell'italia, che è il mio paese dove io mi ci voglio costruire il futuro. quando la cameriera è arrivata coi piatti e io ero concentrato a studiare la disposizione del basilico, ho sentito l'avvocato dire eccolo quì, il proprietario. quando ho alzato gli occhi ho visto giucas casella che mi sorrideva e allungava una mano per salutarmi. io ho lanciato un urlo e gli ho detto col cazzo che ti guardo, coglione maniaco, non riuscirai a ipnotizzarmi per farmi fare la figura dello stronzo davanti ai clienti e all'avvocato, che l'ho visto in tivvù quando a domenica in faceva mettere le persone addormentate in posizioni ridicole. giucas e l'avvocato sono rimasti interdetti, forse pensavano che stessi scherzando, ma io non potevo fare una figura di merda ipnotizzato, che mi stavo giocando il mio futuro, e allora ho tirato fuori la penna stilografica che mi hanno regalato per la laurea e mi sono avventato su giucas mirando agli occhi, mentre schizzi di inchiostro nero volavano via dalla penna. quando l'ho colpito ho dato uno strattone con la mano e l'occhio di giucas è saltato via con uno schiocco umido. c'era gente che urlava, i camerieri mi hanno bloccato e giucas con la faccia imbrattata di sangue si contorceva per terra urlando. io ho pensato provaci adesso a dire guardami, quando te lo dico io o un'altra di quelle cose che diceva ai poveri cristi addormentandoli da mara venier. poi deve essere arrivata la polizia e mi stavano portando via quando ho visto l'occhio di giucas su una macchia di inchiostro nel piatto della mia caprese. e mi è dispiaciuto, perchè sotto quella bandiera nera, c'era il colore del mio paese, il colore del mio futuro. 

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 13:12 | link | commenti (30) |

lunedì, 14 novembre 2005

diffidate gente, diffidate
(post per soli uomini o lune donne)

io, il sesso, non è che abbia capito bene come funziona. io però, quel poco di esperienza che ho fatto in materia, in 72 anni, la voglio condividere.
1) diffidate delle donne che dicono che a loro il sesso piace. di solito si tratta di uno schermo utilizzato per mascherare i loro problemi. e prima dell'amplesso vi guardano il pisello con occhi increduli dicendovi ma riesci anche a muoverlo senza usare le mani? se vi trovate in questa situazione rispondete che si, riuscite a muoverlo, e che se avete a disposizione una leva potete anche spostare il mondo.
2) diffidate delle donne che dicono che a loro il sesso non piace. di solito si tratta di uno schermo utilizzato per mascherare i loro problemi. e prima dell'amplesso vi dicono di intingere vari generi alimentari nei loro umori vaginali per raggiungere il massimo dell'eccitazione. se vi trovate in questa situazione ricordate: vanno bene le fragole, l'uva e la frutta in generale, tranne l'anans e la noce di cocco. assolutamente da evitare le ostriche. una volta mi è successo che una tipa voleva fare la francese, ostriche e sciampàgn, e io l'ho bagnata con lo sciampàgn e l'ho leccato via tutto, poi però con l'ostrica è un casino, perchè sguscia dentro, e 6 ore di preliminari per recuperarla non è che aiutino a mantenere l'eccitazione.
3) diffidate degli uomini che parlano sempre di sesso. trattasi del maschio italiano medio, quello che lampeggia al semaforo e che usa la parola "guizzanti" quando parla di muscoli. il maschio medio, in realtà, ne esistono almeno due categorie. la prima è quella del nerboruto. il nerboruto è convinto che alle donne piaccia il maschio odoroso di muschio e cuoio, si spalma portafogli in pelle sui genitali prima di un appuntamento, se ne sbatte dei bisogni della donna, quando tromba dura si e no 12 secondi preliminari inclusi, e di solito pensa a cose brutte tipo del piero per rimandare il momento dell'orgasmo. in realtà viene in 12 secondi perchè è un omosessuale latente e l'idea di del piero che parla con l'uccello lo attizza parecchio. se vi trovate in questa situazione evitate qualsiasi riferimento alle proprietà diuretiche dell'acqua minerale. la seconda è quella del maschio sensibile. si preoccupa solo del piacere della donna, di quante volte riesce a farla venire. le dice cose tipo tu stai ferma penso a tutto io, non ti muovere, non respirare che io ciò la meditazione sessuale di sting, il punto g e il punto croce, ho pure acceso una stecchetta di incenso. in realtà lui sta pensando a sua nonna, con quelle calze nere e pesanti il giorno del funerale del nonno. se vi trovate in questa situazione almeno portatevi una rivista ed emettete un gemito ogni minuto per dargli soddisfazione.
4) diffidate degli uomini che non parlano mai di sesso. sono quelli che da piccoli si masturbavano sui promessi sposi pensando alla monaca di monza. hanno sviluppato tutte delle turbe, e durante l'amplesso potrebbero chiedervi di bendarli con i collànt. non le calze, proprio la colla, messa direttamente sotto le palpebre. cercheranno di convincervi a fare sesso nelle situazioni meno indicate, tipo che voi siete intente a prendere la comunione e lui, in fila proprio dietro di voi cercherà di eccitarvi alludendo alle poche fortunate che prenderanno in bocca proprio quella parte del corpo di cristo. se vi trovate in questa situazione cercate almeno di trovare una scusa decente da dire al pronto soccorso oculistico, ed evitate i confessionali che sono sempre pieni di preti che confessano i minorenni. io, questo, è quello che ho capito sul sesso. esistono un sacco di persone deviate. per cui diffidate, e riflettete su frà cristoforo, con quell'aria di vizioso pentito, dio come me lo farei.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 10:06 | link | commenti (39) |

venerdì, 11 novembre 2005

dell'arte, del subbuteo e di altre facezie.

io, quando stavo alle medie, gioventù bruciata non era niente, al confronto. ce ne sarebbero di episodi ma quelli più gravi non li posso dire che poi se li legge mia mamma smette di dire che sono bello e io finisco ad agitare le zampette poggiato sul dorso senza nessuno che mi rigira dalla parte giusta. finisco schiacciato, anche. per rendere l’idea è sufficiente citare il famoso episodio dello stronzo in prima pagina. su repubblica per giunta, mica su uno di quei giornalacci locali che pubblicano notizie assurde tipo pecora stupra lupo ma rimane incinta del messia o previti è innocente. oltre me, implicati nella sordida vicenda abbiamo il tipico ragazzino sfigato perseguitato da tutti, grassottello e imbranato (non fraintendete, ho detto oltre me, io poi grassottello non lo sono mai stato), che chiameremo per comodità quattrocchi e il tipico ragazzino incazzoso e violento, 3 anni più grande dei suoi compagni di classe (non fraintendete, oltre me è sottinteso, io poi 3 anni più grande di qualcuno non lo sono mai stato), che chiameremo per comodità funnygames. io, quattrocchi, funnygames e altri ragazzini a modo di roma centro eravamo soliti recarci all’uscita di scuola in via condotti, dove ci esibivamo in una performance da artisti di strada. dopo aver opportunamente riempito un sacchetto di carta di insalata russa, uno di noi, di solito io, faceva finta di sentirsi male e di vomitare nel suddetto sacchetto, poi gli altri accorrevano e ne mangiavano il contenuto sotto gli occhi dei passanti solitamente stupefatti da tale maturità artistica in un gruppo di ragazzini in così tenera età. era un po’ però che questo gioco ci veniva a noia. un pomeriggio a casa mia, insieme a quattrocchi e funnygames, venne fuori una nuova idea, consistente nell’appiccare il fuoco a un involucro di carta pieno di merda, opportunamente messo davanti alla vetrina di un negozio. il proposito era quello di coinvolgere un commesso nelle nostre performances, costringendolo a pestare l’involucro per spegnere le fiamme. un esperimento di arte interattiva, insomma. funnygames si offrì di mettere a disposizione la materia prima, e fece uno stronzo di proporzioni considerevoli in una prima pagina di repubblica all’uopo predisposta. dopo aver riposto l’involucro fuori al terrazzo, in attesa che funnygames lo portasse via per custodirlo fino al suo utilizzo previsto per l’indomani, ci dedicammo ad altre amenità, tra cui il subbuteo e la tortura. dopo una veloce partita, avevamo avvolto il corpo pingue di quattrocchi in un tappeto, e mentre funnygames lo pungeva attraverso la stoffa persiana con la punta di un compasso, io alzavo il volume della radio per coprire le urla. a un certo punto la cosa deve esserci sfuggita di mano, perché funnygames decise di andarsene, non prima però di aver sigillato quattrocchi nel tappeto con lo scotch da pacchi e di avermi legato stretto ad una sedia con una prolunga. il problema non è stato tanto quando mio nonno è tornato a casa e ci ha liberati, e neanche quando quattrocchi se ne è andato in lacrime. il vero problema è nato dopo, la sera, quando chiudendo le persiane per andare a dormire mi sono accorto che funnygames aveva lasciato fuori al mio terrazzo l’involucro di merda. io, quei pochi passi attraverso il salone di casa mia con i miei che guardavano la tv, mentre mi dirigevo verso la spazzatura con l’opera d’arte in mano nascosta sotto la maglietta, mi sono sembrati lunghi chilometri. e lì ho capito il vero significato dell’arte, quando l’opera trascende l’autore per diventare immortale.  

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 09:02 | link | commenti (14) |

domenica, 06 novembre 2005

lukin

corro lungo le scale grigie sentendo il respiro che mi si accorcia inesorabile ad ogni passo la porta è accostata e non vedo filtrare alcuna luce la spalanco il rimbombo mi entra dentro la testa provocandomi un momento di disequilibrio ho la vista appannata e una nausea leggera che mi porta a deglutire in continuazione inciampo in un gradino cado rimango a terra disorientato poi mi alzo continuando ad incespicare nei lacci delle all star mi precipito nel bagno deserto silenzioso e ordinato l'aria è asettica mi giro con uno scatto troppo in fretta urto con l'anca contro il lavandino fa male spazzolino siringhe dentifricio lamette per terra un disegno senza senso esco dal bagno riscendo le scale entro in cucina vuota odore di caffè vecchio stantio polvere ronzio di mosche arrivo di fronte alla porta della camera da letto giro la maniglia lasciando un alone umido sull'ottone spingo ma è chiusa torno all'ingresso cerco sulla mensola con movimenti disperati trovo la chiave sopra un santino odore di limone marcio incrocio uno specchio mi vedo come riflesso in un cucchiaio deformato torno alla porta infilo tremante la chiave mentre sento qualcosa schizzarmi fuori dal cazzo facendomelo per un attimo diventare duro giro la chiave apro la porta è buio ma le mie pupille rimangono inchiodate alla loro dimensione cerco a tastoni l'interruttore lo trovo lo spingo contraggo la mandibola e la vedo. la totale presenza, fisica, della mancanza. ho richiuso la porta con calma, senza fare rumore, come si fa quando non si vuol svegliare qualcuno. con movimenti lenti, quasi accennati, sono uscito di casa dicendo allora io vado a fare un giro, appena un sussurro rivolto in direzione della cucina. sono arrivato al piccolo supermarket all'angolo, sfavillante di colore. ho indossato gli occhiali da sole e sono entrato, avendo la nitida sensazione che tutti mi fissassero in modo ostile. ho preso dal banco frigo una confezione da sei di heineken in lattina, con il suo verde rassicurante. alla cassa ho pagato con un enorme mucchio di monete di rame, sorridendo alla tipa che non ha ricambiato il saluto. sono tornato verso casa. mi sono fermato sullo scalino del portone, e ho bevuto lentamente due birre, osservando un gatto leccarsi insistentemente in mezzo alle gambe. mi sono acceso una sigaretta, ho sorriso, ho fatto lunghi tiri disperdendo il fumo dalle narici, poi ho lanciato la cicca verso il gatto senza colpirlo. poi mi sono avviato, ancora sorridendo, lungo le scale.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 20:00 | link | commenti (9) |

giovedì, 03 novembre 2005

la realtà non è di questo mondo
Tommaso Pincio

i am protecting my pain
Layne Staley


PERSISTENZA DELLA MEMORIA © 

- ...che poi, - disse lei senza nessuna convinzione, - penso che il motivo principale per cui fumo sia la noia.
Io avevo 75 € di sugar brown comprata da uno studente di legge identico a Giovanni Floris che mi passeggiava nelle vene, e facevo fatica a tenere gli occhi aperti. Fossilizzavo l’attenzione su brevi squarci del suo discorso senza riuscire a seguirne il filo e comunque mi stavo domandando se lei volesse portarmi a letto. Il locale era lungo ma angusto, faceva caldo e io cercavo inutilmente di mascherare il fatto che stavo sudando e probabilmente ero sul punto di svenire.
- mi sono resa conto, - ha continuato, - che il momento in cui mi accendo una sigaretta rappresenta per me un modo infantile di riempire un vuoto, di sentirmi completa.
- hai speso 250 € di analista per scoprirlo? - ho chiesto con tono di voce vago mentre bevevo a piccoli sorsi una tuborg alla spina in un bicchiere di plastica opaco. In attesa che i Teenage Fanclub iniziassero a suonare, dalle casse veniva fuori una sorta di rock latinoamericano, mentre un tipo sulla cinquantina vestito con jeans e una polo scura aderente toccava in continuazione i comandi del mixer, spesso facendosi luce con un accendino e indossando e sfilandosi frenetico un paio di cuffie troppo grandi. Mi accorsi che sul ripiano del mixer c’era un foglio di carta su cui con un pennarello verde era segnata quella che doveva essere la scaletta del concerto, ma non riuscivo a distinguere i titoli delle canzoni. Improvvisamente fui preda di un momento di cristallina lucidità, come se la realtà si fosse di colpo riconnessa con la mia mente e tornai a guardare le sue labbra traslucide che si dischiudevano muovendosi a velocità folle.
- la noia ci circonda da tempo, - stava dicendo, - come una mosca insistente, e ho scoperto che posso scacciarla contando le macchioline chiare che adornano i filtri delle chesterfield ogni volta che mi accendo una sigaretta.
- la noia – mi sorpresi a dire - è una calamita bianca e nera attaccata a un frigorifero.
Mi stavo infilando gli occhiali per riuscire a distinguere le verdi scritte sul quel foglio inchiodato al mixer. Ma prima di riuscire a definire l’immagine che stavo mettendo a fuoco ripiombai nella nebbia e mi ritrovai di nuovo abbandonato nel torpore. Mi persi in un flash di me bambino intento a leggere un fumetto in cui il protagonista chiedeva alle persone che stava per uccidere se i leopardi avessero le macchie anche negli occhi. Poi ero seduto sul bordo della vasca da bagno con mio padre accanto che mi pettinava con forza i capelli utilizzando il phon e una spazzola con il corpo di metallo, scottandomi la testa. Poi ero in piedi sulle mattonelle a scacchi bianchi e azzurri di un terrazzo, a piangere perché avevo scoperto che mio padre copriva le lumache con un pugno di sale solo perché era in grado di farlo.
- la birra è finita – disse lei all’improvviso strappandomi via dal quel vortice di polaroid del passato. Trascorse un lasso di tempo che a me sembrò lunghissimo, prima che riuscissi a guardare il bicchiere che lei aveva indicato con un gesto impercettibile del mento e che io tenevo in mano, continuando a portarlo alla bocca con movimenti compulsivi. Fui assalito da un’onda di tristezza quando mi accorsi che era vuoto e che la mia stretta aveva provocato una lunga crepa sfumata nella plastica. Quando ho rialzato lo sguardo, vacuo e imbarazzato, lei semplicemente non c’era più. Per un attimo fui sollevato, poi mi resi conto che i Teenage Fanclub avevano iniziato a suonare. Cercai di concentrarmi sulla musica, di rilassarmi, ma le vibrazioni dei bassi stavano toccandomi un punto dietro lo sterno dandomi l’impressione di ondeggiare, quasi di affogare. Annaspai gesticolando con le mani, e fu in quel momento, mentre cercavo un appiglio per non andare completamente in pezzi, che gli strumenti del gruppo diventarono molli. Colavano in forme oblunghe, morbide ed irregolari, dalle mani dei musicisti, come orologi in un quadro di Dalì. Indietreggiai insicuro fino a quando non mi trovai con la schiena appoggiata al mixer. Mi girai sconvolto e vidi che l’uomo con le cuffie mi fissava sorridendo, come se mi conoscesse, porgendomi con aria che mi sembrò lasciva e indifferente allo stesso tempo, il foglio sgualcito. Lo afferrai di scatto, quasi sopraffatto da quella sensazione di insana familiarità, e mi precipitai correndo fuori dal locale. L’impatto con l’aria fredda mi provocò una scarica di endorfine colme di paura. Mi passai le mani ancora sudate sui pantaloni e posai gli occhi sul foglio. Non era la scaletta del concerto. In una grafia incerta come quella di un bambino, poche parole erano tracciate con inchiostro verde sbiadito. ”La maschera che indossi per celare al mondo il tuo essere è trasparente. E stai diventando il tuo peggior nemico”. Poi sopraggiunse una fitta lancinante allo stomaco, veloce come una scossa elettrica, che mi lasciò piegato in due a vomitare aria, mentre attraverso il muro del locale continuavo a sentire la voce ovattata del chitarrista che cantava in modo ripetitivo
it’s all in my mind, it’s all in my mind.     

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 14:01 | link | commenti (6) |

mercoledì, 02 novembre 2005

diretto napoli - roma
(1 fisso)

davanti a me uomo sulla quarantina, calvizie incipiente, fisico da culturista, maglione bianco a pelle. ha con se una copia di focus e una di for men, note riviste culturali di approfondimento scientifico. alla stazione di aversa apre focus e inizia a leggere. all'altezza di formia scopre che la sua calvizie dipende dalla combinazione nella stratosfera delle sostanze utilizzate dagli alieni per disegnare i cerchi nel grano e dai residui polverosi prodotti dal canto delle balenottere azzurre nel periodo dell'accoppiamento. alla stazione di latina, con espressione corrucciata, apre for men e inizia a leggere. all'altezza di fondi-sperlonga scopre che può farsi ricrescere i capelli con un semplice ciclo di 15 serie di addominali al giorno, riuscendo contemporaneamente  a farla godere 17 volte di seguito senza neanche toccarla. durante tutto il viaggio cerca più volte di incrociare il mio sguardo, e ad un certo punto se ne esce anche con un però, interessanti queste riviste. io cerco di farlo desistere indossando gli occhiali da sole, chiudendo gli occhi, facendo finta di leggere un libro e il giornale contemporaneamente, mentre ascolto musica ad alto volume e faccio finta di parlare al telefono. non lo faccio per maleducazione, è proprio che non avremmo nulla da dirci. io non gli credo. i cerchi sul grano li faceva mio nonno nel tempo libero, quando era dipendente comunale nella nettezza urbana di napoli. le balenottere azzurre sono estinte da anni, perchè mia zia quando andava in america a lavorare in un ristorante italiano sulla fifth avenue lanciava delle polveri compromettenti nell'oceano dal finestrino dell'aereo. i capelli non ricrescono, lo sapeva anche un mio zio che già da giovane facendo il bagno a ischia porto non metteva la testa sott'acqua per non rovinare il triplo riporto che segretamente curava e custodiva. gli addominali sono la cosa più inutile del mondo dopo il tasto F12, che un altro mio zio, per rimorchiare le giovanotte a via caracciolo, si attaccava con lo scotch una tartaruga sulla pancia e risparmiava molta fatica. e poi io rifuggo l'orgasmo femminile senza un contatto. fosse anche, come diceva pavese, un contatto sommesso. bisognerebbe smettere di credere a tutto quello che si legge.  

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 13:21 | link | commenti (13) |