che un pò di saggezza popolare da sempre un tono all'ambiente.
l’abito non fa il monaco.
il mio nuovo look da avvocato non giova alle mie relazioni sociali. oggi un tossico per accendersi una canna si è alzato dalla panchina su cui eravamo seduti insieme e si è spostato su quella un po’ più in là che per di più era al sole. e siamo arrivati al punto che mi si da del lei anche per chiedermi una cartina o un ago pulito.
meglio un uovo oggi che una gallina domani.
con l’avvento dell’influenza aviaria le galline sono le nuove armi di distruzione di massa. il governo dice di prevenire il rischio ammazzandole da piccole, quando sono ancora uova. e mentre ruini avvia il dibattito sulla effettiva possibilità che l’uovo sia una gallina potenziale, già esistono in pakistan centri di addestramento in cui i terroristi allevano galline nude sotto le intemperie in attesa che si prendano l’influenza, per poi portarle a starnutire nelle nostre metropolitane.
gallina vecchia fa buon brodo.
dipende sempre da che tipo di rapporti la gallina era solita intrattenere con il contadino. si sa che le galline sono tutte puttane.
chi si accontenta gode.
tipica frase che l’uomo italiano, sofferente di eiaculatio precox, rivolge alla moglie dopo l’amplesso. in vertiginoso aumento le cause di separazione.
gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
chissà allora quanto correva la mamma di ray charles. a proposito, ieri ho visto una vecchia intervista a ray charles in cui gli si chiedeva se era stato un problema nella sua vita il fatto di essere cieco. e lui ha risposto no, poteva andarmi peggio, pensa se nascevo uno sporco negro.
non dire gatto se non lo hai nel sacco.
in effetti mi pare di ricordare che il tipo che qualche mese fa ha sminuzzato gli zii che vivevano al piano di sopra e poi da un dirupo ha buttato i pezzi dei cadaveri avvolti in dei sacchi si chiamasse proprio gatti.
tra i due litiganti il terzo gode.
gli svizzeri, neutrali per antonomasia, hanno la seguente giornata tipo: sveglia, orgasmo, pasto a base di cioccolata, orgasmo, lavoro in banca, orgasmo, controllo dell’orologio, orgasmo.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 19:10 |
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come nascono i bambini?
sono arrivato ad un età in cui certe cose le dovrei sapere, quindi cerco su google se trovo qualche teoria evolutiva convincente. dopo lunghe ricerche scopro che per spiegare la nascita dei bambini la dottrina scientifica ha formulato varie teorie. la più accreditata riguarda le api e i fiori. funziona così, l'ape maschio va dal fiore che è femmina e pure bona che cià due pistilli grossi così, e le chiede se vuole trombare. il fiore dice che no, stasera non può, che si vede con le amiche. l'ape torna a casa incazzato come una biscia, si crea una crisi d'identità animale, e l'ape non dorme tutta la notte. il giorno dopo l'ape rivà dal fiore e le fa la stessa proposta, e stavolta il fiore accetta. allora l'ape salta i preliminari, infila il suo pisello nella vagina del fiore, però è stanco perchè la notte prima non ha dormito e ha paura di non durare abbastanza. allora pensa a qualche insetticida per rimandare il momento dell'orgasmo, finisce, si accende una sigaretta e chiede al fiore se le è piaciuto. il fiore attacca tutta una storia sull'ape che è insensibile, che dopo c'è tutto un bisogno di coccole, e che proprio ieri stava parlando di questo con le begonie amiche sue. l'ape si spazientisce, dice che le begonie sono delle spaccacazzi lesbiche che parlano solo perchè non trovano neanche un bombo disposto a sacrificarsi. dopo due mesi, il fiore va dall'ape e dice che è incinta, che ha fatto il test ed è venuto rosso. l'ape dice che il figlio non può essere suo, che è stato attento. il fiore dice che l'ape è l'unico con cui abbia avuto rapporti negli ultimi mesi, tralasciando di parlare di quel calbrone affascinante coi tratti sudamericani. l'ape dice va bene, mi assumo le mie responsabilità, poi si imbarca su un cargo diretto il polinesia. dopo nove mesi dall'incontro nasce un bambino. come faccia a nascere, rimane francamente un mistero. un'altra teoria riguarda le cicogne. la cicogna porta il bambino in uno strofinaccio legato al becco e lo lascia cadere nel camino. pare che questa cosa del camino sia recente, prima la cicogna lo portava direttamente dentro casa, ma alcuni eventi hanno costretto le cicogne a cambiare metodo. pare che siccome le mogli erano fissate con le uscite con le amiche i mariti aspettassero le cicogne, le offrissero da bere, le facessero ubriacare per poi abusare sessualmente di loro, a volte travestendosi anche da tucani, così , per dare un pizzico di trasgressione fetisch alla relazione. da dove venga il bambino, resta francamente un mistero. un'altra teoria fa riferimento ai cavoli. i bambini si trovano sotto i cavoli. funziona così, il maschio del cavolo va dalla cavola e la seduce con frasi romantiche, tipo le tue foglie sono bellissime, stasera. la cavola se la tira e dice non lo so, non sono convinta, è che io sono ancora vergine, e poi adesso è l'ora della merenda e si sa, tu a quest'ora non sei proprio il massimo. il cavolo inizia a pensare che forse era meglio se restava a casa a vedere la partita, ma ormai è lì e insiste, dicendo che lui vuole solo volerle bene e che può aspettare, che non c'è fretta, fino a quando la cavola non cede. anche qui, come poi venga fuori un bambino rimane francamente un mistero. mi sono quindi convinto che google non serve a un cazzo. se qualcuno ha una spiegazione convincente, si faccia avanti.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 13:53 |
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ho vagato con fame tutta l’estate, elemosinando in una città deserta.
questa scritta, racchiusa in cartelline di plastica, illumina i muri di un quartiere la cui architettura mi crea un senso di disagio tangibile, come se avessi i polmoni occlusi di gelatina e facessi fatica a respirare. è la stessa sensazione che mi ricordo di aver provato da piccolo, il primo giorno di scuola. nella borsa, ancora avvolto dalla sottile patina di cellophane, l’ultimo di b.e.ellis, lunar park, in anteprima italiana direttamente nelle mie mani. mi stravacco al sole sui gradini della pontificia parrocchia s. gioacchino missionari redentoristi, mi accendo una sigaretta, fisso un po’ la copertina, poi strappo la pellicola e apro il libro. penso che questo è uno di quei momenti in cui il tempo dovrebbe dilatarsi come le pupille dopo una dose, perché di solito i momenti che pregustavo da tanto tendono a scorrere troppo velocemente. penso che vorrei allungarlo, questo momento, e fargli inghiottire tutta una giornata per il resto troppo uguale a quelle che ci sono state e a quelle che ci saranno. e penso che vorrei che questo libro fosse una birra o una bottiglia di vino, per poterlo gustare alla salute di qualcuno. e allora chiudo il libro, piglio una penna e un pezzo di carta e mi metto a scrivere un brindisi letterario.
a quella persona che quando le ho prestato meno di zero me lo ha riportato con dentro un biglietto su cui c’era scritto
“esserci. provarci. perché? perché no?”.
io non ci ho mai provato veramente, ma se un giorno dovessi farlo sarà per merito tuo, se non per tua colpa. siamo diversi, ed è per questo che ti trovo così affascinante.
e a salamander, perché anche se ha cambiato nome, continua a scivolare sulla scrittura con la leggerezza propria di un rettile. perché mi sembra di aver capito che ‘sto libro lo stava aspettando anche lui. perché mi gira così e nessuno mi può rompere le palle, tranne forse uno dei missionari se gli vomito sugli scalini. alla vostra, e grazie per avermi aiutato ad allungare un momento di piacere.
poi riapro il libro e comincio a leggere.
“sei una perfetta caricatura di te stesso”.
ecco, ancora una volta, non mi sta raccontando una storia.
sta parlando di me.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 19:35 |
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red hot moon
(ci sono volte)
ci sono volte che questa città del cazzo mi è simpatica, perché ho l’impressione che faccia di tutto per addolcire la merda di cui è piena. ci sono volte che esco di casa e la notte è diversa, e non importa se il cielo è un ammasso di nuvole variegate di smog, mi sembra di vedere una calda luna rossa che illumina il fiume di immondizia in cui affoghiamo qui sotto. ci sono volte che quando svolto l’angolo mi aspetto di trovare un bidone dato alle fiamme con un gruppo di persone intorno che suonano l’armonica e prendono per il culo la condizione umana. quando charles mingus era piccolo e iniziava ad interessarsi alla musica, uno zio, mi pare che fosse uno zio, gli disse che se voleva suonare uno strumento da negri doveva provare con il contrabbasso. ecco, ci sono volte in cui a me sembra di incontrare il suono percussivo e selvaggio di mingus nelle facce delle persone che vengono qui da chissà dove e diventano negri ai nostri occhi bianchi e ciechi alla perfezione. ci sono volte in cui la luna sembra uno stagno in cui i rimpianti, i diamanti scalfiti come li chiama il poeta, si specchiano integri, o almeno danno l’impressione che basti una spennellata di coccoina per essere aggiustati. e se così non è, c’è sempre il tempo di inalarla la coccoina, e crearsi così un immagine di sé in cui riconoscersi. ci sono volte in cui buttando la sigaretta rimango a fissare la scia della brace che va a spegnersi in una pozzanghera, e mi sembra che ci sia un significato ulteriore che non riesco a cogliere fino in fondo. ci sono volte che riesco a vivere la bellezza delle cose più inutili proprio perché non c’è nessun cazzo di significato ulteriore da cogliere. ci sono volte che stonarsi non è un’operazione fine a se stessa ma un mezzo per andare senza arrivare da nessuna parte. il vinile è per quelle volte. mettere su un disco e smettere di pensare, guardare senza vedere, ci sono volte che l’intrattenimento non c’entra più nulla con la musica. ci sono volte che quella luna è bianca e fredda ma non è importante, quando anche il più stronzo di quelli che incontro mi sembra simpatico, a me va di vederlo rosso quell’astro indifferente. ci sono volte che il fatto di essere un cazzone insignificante diventa un titolo nobiliare e mi viene voglia di sentire le storie di tutti i cazzoni insignificanti che mi circondano. ci sono volte che questa città del cazzo mi è simpatica, e quando succede penso che faccio sempre in tempo a ricominciare a fare lo stronzo. però ricomincio da domani, perché stanotte è una di quelle volte.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 19:24 |
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il polpo vivo è orrendo a vedersi, però se appare cotto sulla vostra mensa, le sue qualità negative scompariranno d'incanto: quasi sembrarà un bellissimo fiore rosa violaceo con i sepali accrtocciati, che, quando comincerete a gustarlo meriterà i più entusiastici apprezzamenti. attenzione però. che questo polpo sia verace e che abbia due file parallele di ventose sui tentacoli, sicuro segno di riconoscimento; che se ne avesse una sola fila sarebbe un volgare sinisco, abitatore dei bassifondi anziché degli scogli, come il suo nobile parente. la differenza, però, non è tutta qui: il verace si ammanta di una veste maculata di marrone con preziose sfumature rosa, mentre l'umile sinisco si accontenta di un meno raffinato e vivace paludamento. spiegano i pescatori di pozzuoli che fra le due razze non vi sono assolutamente rapporti, in tanto diverse e lontane sfere esse vivono. ognuna se ne sta per conto suo e si ignorano a vicenda. sia detto, tuttavia, a difesa del povero modesto sinisco che, anche se esso ha meno profumo di quello verace, non è poi addirittura da disprezzarsi. in mancanza del più gustoso suo simile, potreste accettarlo, specialmente se sarà affogato in un sigo in cui l'olio e il pomodoro mescolati alla sua naturale, se pur limitata, fragranza, lo avranno avvolto con l'aglio e il prezzemolo, in un saporito guazzetto. lessato alla luciana e condito soltanto con olio e limone non saprei consigliarvelo: tanta semplicità dovrebbe essere unico appannaggio del più profumato verace. perfino nel modo di farsi catturare v'è diversità fra le due specie: il sinisco, abitando più a largo, viene banalmente pescato dai pescherecci con la rete, mentre il polpo verace, specialmente attratto dal bianco, viene adescato con una candida piumetta, o da un cencio parimenti bianco, collocato al centro di una piccolissima ancora a cinque bracci che si chiama filatiello. e può anche pescarsi con un'anfora di creta, la mummarella, pure dipinta di bianco, e contenente pietre altrettanto candide, che si cala sul fondo attaccata ad una corda presso una roccia. il verace, se la vede, la vuota dei ciottoli e vi si installa come in un comodo nido, e il pescatore, avvertito dalle pietre sparse all'intorno, tirando su la mummarella, lo cattura. ma v'è un terzo modo col quale, l'aristocratico polpo, finendo in bellezza, dà luogo ad un eccezionale spettacolo. avete mai visto nell'incanto di una notte d'estate occhieggiare tremolanti sul mare del golfo di napoli, mille e mille luci in lunghe file o a gruppi? sono le lampare. ma ancora più suggestivo è veder passare lungo la costa una barca isolata che avanza lentamente nel buio, illuminando un breve tratto di mare con la sua lampada fissata sulla prua. il mare diventa in quel punto d'argento, contrasta con la sagoma oscura della barca e, a tratti, si vedono muoversi e chinarsi misteriose le ombre dei pescatori, emergere nel cerchio illuminato un viso subito scomparso, balenare un lanzaturo. e ieratici gesti e luccichio sono accompagnati in cadenza dal lento e sordo tonfo dei remi, unico a rompere l'assoluto silenzio. di colpo scatta il lanzaturo si immerge nell'acqua in un breve ribollire di spuma leggera, riemerge gocciolante d'argento, e non si ha nemmeno il tempo di vedere se abbia catturato la preda che già è scomparso nel buio. con esso lentamente si allontana l'ombra della barca preceduta dal suo cerchio di luce e il mare si spegne, ma vi resta in fondo all'animo il ricordo di una fuggevole visione di incomparabile bellezza. e siccome la teoria è bella ma la pratica è meglio, indossate un grembiule ( sal, tu ti vai pure a lavare le mani) e seguite nonna jacklord nella preparazione dei
purpetielli affogati
purpetielli veraci (da gr. 100 l'uno la massimo): kg. 1500.
olio: decilitri 1 1/2.
pomodori pelati: gr. 750.
prezzemolo: abbondante.
aglio: 2 spicchi.
sale.
pepe.
pulite i polpi rovesciandone la sacca e vuotandola, privandoli degli occhi e del becco e lavandoli. in una pentola di terracotta mettete i purpetielli puliti con i pomodori sgocciolati e gli altri ingrendienti ad eccezione del prezzemolo. coprite con un foglio di carta grossa e poi col coperchio e fate cuocere a fuoco lento, senza mai scoprire, per circa 3/4 d'ora: il sugo dovrà risultare denso, scuro e lucido. se, a cottura avvenuta, vi fosse ancora troppo liquido, togliete i purpetielli dalla pentola ad uno ad uno con una forchetta e lasciate restringere la salsa tenendo sempre la pentola coperta. rimettete poi i purpetielli nel recipiente e fateli riscaldare per 4 0 5 minuti. un quarto d'ora prima di togliere dal fuoco, aggiungete il prezzemololo.
uagliò, ch'at' v'aggia dicere, accuminciàte ca s'fann' fridd e buon appetito.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 12:18 |
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la lunga stanza rettangolare è nel seminterrato, non ci sono finestre. la luce bianca dei neon la rende omogenea, quasi senza profondità. qui dentro non esistono distinzioni. giorno estate inverno notte fonda. un ventilatore a pale gira così lentamente che l'impressione è che stia tremando. è spento il rosso di un estintore attaccato alla parete. i vetri della porta sono incrinati. lunghe crepe sottili disegnano linee frastagliate sull' intonaco. l'imponente bancone di legno odora di muffa e fumo stantio. alcuni si alternano davanti al bancone con movimenti frenetici ma ovattati. come urlare sott'acqua. le voci sono lontane e si propagano lungo la stanza seguendo percorsi precisi ed immobili. mancanza d'aria. il pavimento di marmo è liso e ricoperto da una patina opaca. mozziconi lo decorano come nei sulla pelle di un morto. questo marmo ha venature ghiacciate in cui scorre la mia paura. una mosca mi si posa sul braccio, la fisso a lungo, fa sempre lo stesso gesto con le zampe. come se si sfregasse le mani. faccio un movimento leggero, una contrazione del muscolo, la mosca si alza in un volo stanco, come se non fosse davvero spaventata ma stesse seguendo un copione, come un vecchio attore fallito convinto di essere ancora il migliore che ripete la stessa scena per la centesima volta.
io. ho commesso un errore.
le mosche adesso sono due, si attaccono l'una all'altra e cominciano a fottere, continuando a volare. e mi sembrano le uniche cose vive, in questa stanza. fottono, continuando a volare.
l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 12:39 |
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