linoleum

"Language is a virus..." "We must find out what words are and how they function. They become images when written down, but images of words repeated in the mind and not of the image of the thing itself." - W.S.B. -

screaming

Utente: jacklord
JACKLORD: giovane 72enne appassionato di bluegrass colleziono scatole vuote di fiammiferi, leggo solo libri di autori morti suicidi e non vedo film italiani con "amore" nel titolo.

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contagocce

si sono sparpagliate *loading* vacche nel guado

 
giovedì, 29 settembre 2005

dance m.f. dance

io, ballare, non mi ci è mai piaciuto. che poi dicono che ballare è bello, che con il ballo liberi tutta un’energia, che comunichi col corpo, che ti lasci andare con la musica. io invece, ballare, mi ha sempre fatto cagare. una volta mi ricordo che l’ho detto all’analista. dottoressa, le ho detto, ma com’è che tutti dicono che è bello ballare e a me invece fa schifo? è un trauma infantile, ha detto, è che ti tieni troppo tutto dentro, ha detto, è che metti tutto in una camera di sospensione per non affrontare le cose, ha detto, attaccati un cartello con su scritto io sono occhei sulla porta di camera tua ha detto. io ho detto dottoressa, mi fa schifo ballare, non è che ho voglia di scopare mia mamma. è finita l’ora ha detto lei. ah, ho detto io e poi mi sono attaccato una foto di mia mamma nuda invece del cartello. poi ci ho riflettuto, sull’infanzia, e mi sono ricordato delle cose legate al ballo che magari hanno influito. alle medie c’erano queste feste nella saletta della parrocchia, dove si ballavano i lenti. le femmine, in prima media, non vogliono il contatto fisico. funzionava così, io andavo da una e le dicevo senti, che ti vuoi mettere con me? va bene diceva lei e poi stavamo insieme. e sostanzialmente non cambiava un cazzo, però poi alle feste si ballavano i lenti. cioè, io volevo toccare il culo, e invece si stava lì abbracciati e rigidi a sentire fìl collins che parlava di giornate in paradiso. io pensavo cazzo vuole questo col paradiso, io voglio toccare il culo. e invece niente. che poi a una festa su un terrazzo ho scoperto che quella con cui stavo io in realtà voleva stare con un mio amico che stava insieme a un’altra. l’ho scoperto perché l’altra tipa, mentre si ballava ‘sto cazzo di fìl collins, indicava il mio amico e la tipa con cui stavo io annuiva sconsolata. poi lei mi ha lasciato e si è messa col mio amico. mi ricordo che ero incazzato e ho lanciato una bottiglia da un litro e mezzo di coca cola giù dal terrazzo e hanno chiamato la polizia perché si è rotto il parabrezza di una macchina. io ho detto che era stato fìl collins e che comunque io volevo solo toccare il culo. al ginnasio invece bisognava andare in discoteca di pomeriggio a ballare la musichina di tetris remicsata. io, in discoteca di pomeriggio, ci sono andato una volta sola, perché c’era una che mi piaceva che mi aveva detto dai vieni ci vediamo lì. io sono andato ma dopo una fila di un ora un tipo all’entrata mi ha detto che per entrare dovevo lasciare la mia giacca a scacchi azzurri e neri al guardaroba perché era una discoteca di pariolini. io gli ho detto ma chi cazzo sei, fìl collins? poi però mi sono tolto la giacca e sono entrato che dentro c’era la tipa e magari ci si toccava il culo. quando l’ho trovata lei mi ha detto che aveva mal di testa e se ne è andata a ballare con un tipo con la camicia bianca. io le ho urlato tesoro, ancora non ti ho toccato il culo e già siamo alla crisi del settimo anno? poi ho vomitato e me ne sono andato. ma non sono riuscito a ballare. è che per le femmine è più facile, se una ha un bel culo, faccio per dire, può pure muoversi come un impala ma sempre secsi rimane. oppure una che magari non è bellissima ma si muove bene, io comunque mi viene voglia di toccarle il culo. per i maschi è diverso, il maschio che balla rimane sempre una rana in un frullatore. rimane ridicolo. questo problema del ballo, io, ce l’ho ancora oggi. quando vado ai concerti, sono sempre l’unico stronzo che ascolta immobile, al massimo tengo il tempo col piede. e con questo atteggiamento, di culi, se ne toccano veramente pochi. a parte quello di mia mamma, ma questo è un altro discorso.

svegliati alle sette e trentacinque alzati lavati fatti la barba vestiti fai colazione ipocalorica bacia i bambini specchiati nell’ascensore sali in macchina guida sportivo arriva in ufficio guadagna dei soldi clicca sul mouse guarda il culo della segretaria offri il caffè dopo pranzo leggi le notizie sportive comprati una penna noleggiati un dvd pulisciti il culo con carta igienica a tre strati interessati di politica esprimi giudizi leggi libri tascabili mangia verdure bevi con moderazione fumati una sigaretta sfoglia un catalogo pulisciti gli occhiali scopa con tua moglie viaggia in aereo fai vacanze ecologiche compila la nota spese paga le tasse il canone tv vai alle riunioni di condominio colleziona cd frequenta persone interessanti ascolta musica pop
balla figlio di puttana
 balla.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 19:04 | link | commenti (26) |

martedì, 27 settembre 2005

news of the world
(and out of my squier)

il capo del settore marketing della burberry’s è un incompetente, ha detto montezemolo. invece di licenziare kate moss, doveva mettere sul mercato delle cannucce aspiracocaina. a quadrucci, chiaramente.

il mio amplificatore è talmente scassato che non devo neanche più accordare la chitarra. qualsiasi cosa provi a suonare viene sempre fuori l’adagio di albinoni.

diliberto ha dichiarato che ikea contravviene ai più elementari parametri di uguaglianza imposti dall’unione europea. un pezzo informe di legno, in portogallo o in francia è un bastone. in svezia è un componente fondamentale di qualcosa di più complesso. un letto. o uno scaffale.

  la tecnologia semplifica la vita. oggi ci si mette un attimo a scrivere un messaggio sul telefonetto. anche se non sempre vengono fuori testi comprensibili e gli utenti si incazzano. se fossi l’inventore del t9, avrei davvero molta scusa ad uscire di casa.

le particelle di sodio si sentivano molto sole nelle bottiglie d’acqua. poi è arrivato acquabomber. adesso è un festino continuo, nelle bottiglie. un’accozzaglia di particelle promiscue. talmente promiscue che ruini ha detto che acquabomber è incostituzionale.

il mio amplificatore è talmente scassato che capta le voci dell’aldilà. ieri ho attaccato la chitarra e si sentiva voitìla che parlava. ma non si capiva niente. solo un biascichìo indistinto

rutelli ha partecipato ad uno scontro dialettico in tv con scalfari condotto da giovanni floris. il pubblico era diviso in due opposte fazioni. il vincitore si stabiliva in base all’intensità degli applausi ricevuti, calcolata con un applausometro fornito dalla nasa. ha vinto scaflari. rutelli ha contestato il metodo. ha detto che non è colpa loro se gli embrioni non hanno le mani per applaudire. alè.

l’attore della nota soap opera vivere è stato beccato in overdose di cocaina. è un caso umano, hanno detto. ma non ci sono prove a supporto della tesi. sull’umanità del caso, che sulla cocaina non dovrebbero esserci dubbi. il soggetto infatti risulta abbonato a narcan today, rivista adolescenziale a cadenza bimestrale che regala adesivi dei puffi e dosi di narcan per gli abbonati più fedeli. kofi annan ha chiesto all’assemblea dell’onu di estendere la distribuzione di narcan today anche al brasile.

la mia ghiandola pineale continua a rilasciare interviste ai quotidiani. ieri ha espresso tutto il suo imbarazzo per la guida sportiva del maschio italiano, vantandosi di non saper distinguere una ford da una skoda. ho cercato di zittirla con tiopentone sodico 300 mg, tracrium 40 mg, fentanest 4 ml e atropina 0,5 mg. non si è più ripresa.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 21:06 | link | commenti (5) |

lunedì, 26 settembre 2005


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i do dream you

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 12:39 | link | commenti (3) |

giovedì, 22 settembre 2005

io, quando ero piccolo, devo aver subito dei traumi veramente forti. perché ancora oggi ci sono delle cose insignificanti che mi urtano in modo spropositato. in particolare quando cerco di comunicare il mio interesse per qualcosa e non mi si sta a sentire con la dovuta attenzione, ovvero in ginocchio sui ceci e sui cocci, annuendo in silenzio e lanciando degli ooh di meraviglia a intervalli regolari, ci rimango talmente male che sembro un bambino siciliano sotto anestesia. poi subentra un malessere diffuso, come se avessi trovato un tentacolo di medusa nell’imbottitura del saccottino, come se mi trovassi davanti tremonti spettinato, come se mi vendessero stelline barilla colorate con lo stabilo boss spacciandomele per lsd, come se mi dessero sugar brown tagliata con lo zucchero a velo del pandoro. vabbè, insomma, mi incazzo. oggi mi è successo questo:
jl: no perché in realtà ti sto rivelando tutta la mia insicurezza, ti sto dicendo che devo imparare ad ascoltare le opinioni degli altri, sto portando a termine tutto un processo di autoanalisi per...
xx: che noia.
jl: occhei ciao.
xx: ciao.
no, dico. che noia? vediamo le varie possibilità: 1) xx è un insignificante agglomerato di pelle e ossa, meno che un conoscente, io sto parlando di me e xx dice che noia. adesso, chiaramente l’ipotesi è per assurdo, che col cazzo che io parlo di me con un agglomerato, non lo faccio neanche con me stesso che io e me stesso non siamo molto in confidenza, ma putiamo il caso. che noia? in questo caso più che rimanerci male mi incazzo e basta. ma neanche troppo. 2) xx è una persona a cui voglio bene, mettiamo un caro amico, io sto parlando di me e xx dice che noia. chiaramente anche questa ipotesi è per assurdo, ma riputiamo il caso, che a volte in effetti potrebbe essere successo. che noia? ecco qui ci rimango male e mi incazzo in egual misura. e le due cose si autoalimentano a vicenda. 3) xx è l’amore della mia vita, gioia delle mie giornate, madre dei miei futuri figli etc etc. che noia?
ma come? io sono sempre disponibile ad ascoltare, a sentire tutti quei discorsi su argomenti futili tipo il lavoro, la casa, l’amore, il futuro, anche mentre sto facendo cose importanti tipo mettere a posto la mia collezione di exogini, e tu, quando ti parlo io mi dici che noia? qui ci rimango davvero male. e mi incazzo pure, ma molto dopo. talmente dopo che l’amore della mia vita è morta di vecchiaia e io vado al cimitero e per ripicca le tolgo i fiori freschi dalla tomba. 4) xx è un genitore. ma questa è davvero un’ipotesi assurda visto che mio padre l’ho ucciso anni fa e mia madre dovrebbe ancora essere in cantina. ops, scusate ma vedo una macchina che entra nel vialetto del motel e potrebbero essere dei clienti. si, c’è una tipa bionda, che vorrà una camera. magari stasera si fa pure la doccia. speriamo che la mamma non la veda.

oggetto della disputa dialettica era il seguente scritto pubblicato su voltaire:

2005 odissea nello spazio sociale

un gruppo di giovani alternativi hanno di recente inaugurato uno spazio sociale vicino casa mia. siccome io, nonostante l’età, sono sempre interessato ai movimenti giovanili ho cercato il numero sull’elenco m-z e ho telefonato per avere informazioni sulle attività dello spazio.

jacklord (di seguito abbreviato in jl): pronto, buongiorno, è lo spazio sociale?
spazio sociale (di seguito abbreviato in ss. ehm, forse ss non va bene, forse è meglio cambiare e fare che so, spa. oddio, ancora peggio, vabbè facciamo spazio e basta, male che va mi risponde il dottor spok di star trek e mi faccio fare una tutina aderente su misura): si, qui è lo spazio sociale. il nostro motto è “la vostra repressione non fermerà la nostra lotta”.
jl: click.

poi ci rifletto su e penso che sono stato superficiale. è bello che i giovani abbiano degli ideali. certo, lotta e repressione dette così suonano un tantino pittoresche e demagogiche, ma non devo fermarmi all’apparenza. in fondo è il contenuto che conta. occhei riprovo.

jl: pronto, buongiorno, sono un diessino riformista, è lo spazio sociale?
spazio: click.

ecco, devo sempre fare lo stronzo. e si che è una vita che mi dico che devo cambiare atteggiamento. devo essere più aperto, più disponibile ad ascoltare. occhei riprovo.

jl: pronto, buongiorno, è lo spazio sociale?
spazio: si compagno, dimmi pure.
jl: beh, ciao, per prima cosa volevo sapere dove vi trovate esattamente...
spazio: abbiamo occupato la vecchia sezione dello sdi.
jl: e i vecchi rincoglioniti che andavano lì a giocare a carte?
spazio: servi dei poteri forti che vogliono reprimere il movimento. li abbiamo cacciati.
jl: click.

e che cazzo, già lo sdi si ritrova boselli che tratta con de michelis per rifare il psi, poi gli levate pure i vecchi che giocano a carte... vabbè, magari però poi li ospitano per fare i tornei di scopone. sono stato troppo frettoloso. occhei riprovo.

jl: ciao, compagno, scusa è caduta la linea... senti che tipo di iniziative fate?
spazio: l’obiettivo è quello di porci come punto di riferimento sul territorio, per dare voce a tutte quelle istanze che non vengono ascoltate dai poteri istituzionali. perché la rivoluzione parte dal basso. e noi vogliamo riaffermare il ruolo della politica fatta dalla gente e non dai partiti.
jl: bello, quindi oltre al voto cercate uno spazio democratico supplementare...
spazio: noi non votiamo.
jl: ??? ma così rivince berlusconi!
spazio: i politici sono tutti uguali. io personalmente poi sono pure zapatista...
jl: click.

no, vabbè, siamo nel 2005. cioè, qui il paese va a puttane e questi se ne escono ancora con questa roba. però forse gli si è fermato l’orologio. forse lo richiamo e gli chiedo scusa, che anno fai? occhei riprovo.

jl: pronto, scusa compagno sono di nuovo io...
spazio: guardi mi sa che ha sbagliato. qui è l’enterprise.
jl: ??? ma... lei è... cioè lei è il dottor spock?
spazio: si, posso fare qualcosa per lei?
jl: la prego mi aiuti, io voglio credere che un nuovo mondo è possibile.
spazio: beh, la nostra è un’ottima astronave, può arrivare molto lontano.
jl: e posso venire anch’io?
spazio: certo.
jl: ...
spazio: ...
jl: posso anche toccarle le orecchie a punta?
spazio: click.

che in effetti, a rileggerlo adesso, che noia.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 19:59 | link | commenti (13) |

mercoledì, 21 settembre 2005

niù adventur in lòu fài

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 07:57 | link | commenti (15) |

lunedì, 19 settembre 2005

notte bianca

ore 20.30 esco di casa e subito la serata si mette bene. il tempo si improvvisa tropicale e viene giù un temporale monsonico. la strada si allaga in 30 secondi netti, al semaforo un tipo tira fuori un kayak di 15 metri dalla smart e inizia a darci dentro di pagaia, si formano pozzanghere profonde in cui gli unici che riescono a passare sono i venditori ambulanti di ombrelli, evidentemente indiani abituati al gange, io tiro fuori lo scafandro dallo zaino e mi avvio fiducioso.
ore 20.31 smette di piovere e nello scafandro inizio a schiumare dal caldo. me lo sfilo, lo ripiego nello zaino, evito discreto una mucca sacra che fa il bagno a piazzale flaminio e arrivo a piazza del popolo.
ore 20.45 c’è luna rossa (la barca, che la luna quella vera non se ne parla di vederla) da visitare. eccitantissimo. fai la fila per fare una passeggiata sullo scafo. mentre ci passeggio viene giù un altro temporale che stacca lo scafo dagli ormeggi. navighiamo verso via del corso a 35 nodi, un tipo mi urla di cazzare la randa e io gli dico ci sarai tu brutto stronzo, poi si accorgono che non indosso nulla di màrfi e nài e mi buttano fuori bordo senza neanche darmi il tempo di reinfilarmi lo scafandro.
ore 21 bella ‘sta notte bianca. via del corso di sera è uguale a via del corso di pomeriggio. arrogutottu ha un cappello nero molto niù gièzz che con la pioggia si scolorisce e gli lascia una striscia nera orizzontale sulla fronte. se se lo toglie gli si vede la striscia quindi lo tiene su tutta la notte e per darsi un tono fischietta confirmation di charlie parker. a sentirla così a me sembra più che altro uìnd of cèing ma il cappello è comunque molto gièzz.
ore 22 un tipoalternativomarchioregistrato mi chiede dov’è il vittoriale, io gli rispondo che quello di d’annunzio lo trova in biblioteca. lui mi fa ma no intendo l’altare della pace. ah, gli faccio io, guarda vai dritto di là, superi la colonna troiana, arrivi al colosso di rodi e giri a destra sotto l’arco di tronfio.
ore 22.30 al vittoriano (aka altare della patria, figurati se poteva essere della pace. ‘sti giovani no global sono troppo idealisti) c’è la mostra di andrea pazienza. quando arriviamo la fila è di soli 12 chilometri, un tipo ci dice eh, bisogna portare pazienza. io gli dico cazzo dici, se ce lo avevo da portare non venivo mica qui a fare la fila. oh, se ne incontra di gente strana, in questa notte magica. inseguendo un gol. gianna, smettila di mettere le dita sulla tastiera mentre sto scrivendo e vai di là a fare il karaoke.
ore 23.30 accanniamo (in tutti sensi) pazienza ed entriamo ai mercati traianei, che di notte sono ancora più belli. dentro c’è pure una cosa di compiuter grafica che ricostruisce i combattimenti dei gladiatori nel colosseo. dice che hanno utilizzato programmi all’avanguardia. e meno male. la prima versione di tomb raider, quella in cui lara croft ha le tette triangolari era un film, al confronto.
ore 1.00 all’uscita dai mercati la notte ci riaccoglie con uno scroscio biblico, quindi ci infiliamo nel primo bar che troviamo. un posto bellissimo dove… scusate un attimo…giaaaannaaaa, e abbassa ‘sto stereo, che poi si sente che quella non sei tu ma è janis joplin… dicevo, un posto bellissimo pieno di bandierine dove una nastro azzurro alla spina costa solo 6 euro. Il cameriere viene al tavolo ogni 30 secondi (curioso, lo stesso tempo che ci mette la strada ad allagarsi) a chiedere se vogliamo qualcos’altro, alla fine glielo dico guarda, se ci serve qualcosa ti chiamiamo noi, che non è bello che tu vieni qui ogni 30 secondi e noi non riusciamo a farci le iniezioni in pace. anzi te lo dico, se mi si ottura l’ago mi sparo la dose con la tua macchina per fare la schiuma dei cappuccini.
ore 2.30 entriamo alla galleria colonna dove c’è il concerto gièzz organizzato dalla minimum fax, i cui dipendenti sono tutti molto bùrned cìldren of torvajanica. io esprimo un po’ di disagio giovanile sedendomi per terra con un casco in testa e l’ombrello aperto. chiedo l’elemosina per arrivare ai soli 4 euro che servono per prendere una birra, alzo in tutto 25 centesimi, quindi rinuncio e mi metto a bere dai bicchieri semivuoti che trovo in giro.   
ore 4.30 rinuncio a un risiko! per la prima volta in vita mia e mi vedo da solo, nel senso che ero proprio l’unico in un palazzo di tre piani, la mostra di tom wesselmann al macro. ecco, lo devo dire, wesselmann mi ci piace molto. a breve alcune delle 74 foto fatte saranno qui (bambini, questo è un link), a disposizione di chi volesse averci 5 minuti culturali nella sua giornata produciconsumacrepa.
ore ??? qui non è per pigrizia ma è proprio che non più ricordi. mi sono svegliato il giorno dopo nel mio letto con la minigonna leopardata e la collezione di dildi attaccata alla cintura. ma è strano, perché per la notte bianca avevo deciso di prendermi una notte di vacanza.

 luna invisibile dai riflessi bagnati
spenta
sul fondo di una bottiglia
verde come la notte.
noia sfocata nella certezza
di non avere nulla da dire.
cercando l’imperfezione
nella manipolazione delle immagini
mi ritrovo sterile
nella mancanza di latte.
coltivo parassiti
e continuo ad aspettare
l’odore di alluminio
che mi sovrasta e trema.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 13:32 | link | commenti (10) |

lunedì, 12 settembre 2005

re gin a

la giornata è una giornata di merda. è tutto grigio e c’è una leggera pioggia che mi da ai nervi. alla fermata dell’autobus c’è un tipo che mi fissa. lo guardo male per farlo desistere, che mi mette a disagio, ma lui sorride, scuote leggermente la testa e continua a fissarmi. allora mi allargo la cravatta, mi infilo gli occhiali da sole anche se non c’è luce, e lo ignoro. dopo un po’ il tipo si allontana e io penso che testa di cazzo. quando arriva l’autobus, non faccio in tempo ad allontanarmi dal bordo della strada e l’autista mi spara mezzo litro di acqua piovana sulle scarpe di coccodrillo. dentro è pieno di gente. una ressa appiccicata di corpi. un tale tiene una bambina in braccio, che però non vuole saperne di stare ferma e scalcia con gli stivaletti gialli schizzandomi la giacca. mette la manina fuori ogni volta che si apre la porta, la tiene lì in attesa che si bagni per poi tirarla dentro all’ultimo momento prima che la porta la schiacci. penso di avvertire il tale, guardi che la bambina rischia di farsi male, poi guardo gli schizzi sulla giacca e decido che non sono cazzi miei. vedo una zona più libera in fondo all’autobus, quindi dico permesso e cerco di raggiungerla. quando arrivo vedo una tipa, avrà sui 45 anni, una barbona sporca e puzzolente che si è seduta e ha quindi liberato i posti vicino a lei. mi faccio spazio, la raggiungo e le siedo di fronte. manda un odore davvero nauseante. lei mi guarda di sfuggita, io le sorrido, poi  lei riprende a fissare il vuoto. mi incanto a guardarle i piedi, luridi e incastrati in un paio di ciabatte da piscina distrutte. mi chiedo se abbia mai scopato con qualcuno. penso che potrei innamorarmi di lei. mi scuoto, frugo nella borsa di pelle e ne estraggo una bottiglia di bosford da cui do una lunga sorsata. lei alza lo sguardo, io le offro la bottiglia, lei prima rimane immobile poi accetta e da una lunga sorsata, di quelle che solo i perdenti sanno dare. una goccia di gin trasparente le scivola dalle labbra lungo il mento e le scorre sul collo sporco, lasciando una scia bianca nitida come una stella. io esprimo un desiderio inutile. mi accorgo che tutto l’autobus ci sta fissando, e io penso che teste di cazzo. poi non succede più nulla. la tipa tiene gli occhi chiusi e la testa piegata da un lato, ciondolante. io mi guardo le mani, così vergognosamente pulite. poi lei a un certo punto si alza faticosamente e barcollante come una regina raggiunge le porte e scende dall’autobus affollato senza che nessuno la tocchi. anzi, la massa informe di persone, i suoi sudditi, si accalca ancora di più per lasciarla passare. e io rimango solo con le mie prospettive, in mezzo a tutta quella gente. dopo, in piedi davanti alla porta, incrocio lo sguardo di una tipa giovane e carina, con un paio di gìns aderenti e delle assurde scarpe a punta e quando la porta si apre scendiamo insieme. già mi manchi – le urlo dietro mentre si allontana ma lei non mi sente o finge di non sentirmi. o forse sono io, che non esisto. poi mi incammino accendendomi una sigaretta e disperdendo nel fumo le mie ambizioni.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 12:35 | link | commenti (32) |

giovedì, 08 settembre 2005

dicono che le motivazioni sono importanti. che se sei motivato puoi raggiungere qualsiasi obiettivo. dipende tutto da te. sei libero. vivi in un paese libero. puoi avere tutto quello che desideri. un lavoro stabile, gratificazioni, un aumento, una carriera, una macchina grigio metallizzato. puoi essere qualcuno. ehi, ti squilla il cellulare, c’è gente che ti cerca. hai un’agenda di lavoro. il planning della tua vita luccica come una targhetta d’ottone affissa vicino al citofono. se sei motivato puoi fare qualsiasi cosa.
stamattina mi sono svegliato già stanco. sono andato in cucina per fare colazione e mi sono accorto che il latte era scaduto ieri. ecco, in cucina da solo, con la bottiglia di plastica in mano, mentre fissavo il latte che a occhio sembrava buono, mentre quella maledetta data di scadenza stava lì beffarda e indifferente, mi sono reso conto di cosa significhi davvero essere motivati.
è troppo tardi.
è sempre troppo tardi.
per fare qualsiasi cosa.
tranne uscire di casa e andare a prendersi una birra, per colazione.

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martedì, 06 settembre 2005

occhei, chiedo scusa. davvero, io ci ho provato. giuro, ho riflettuto a lungo. sono giorni che ci rifletto. sono giorni che non penso ad altro. non rispondo al telefono, non vado al cinema, non ascolto musica, non vedo nessuno. me ne sto lì, seduto sul letto in penombra. e ci rifletto. e si che avrei altro da fare. cose inutili, d'accordo, tipo decidere cosa fare da grande o finire quell'aguzzate la vista che mi porto dietro dalla settimana enigmistica di luglio. ma non posso. perchè era importante riflettere. perchè va tutto a puttane, è vero, ma ci sono cose che fanno riflettere. l'ha detto la tivvù. l'ha detto prima del tiggì, prima delle notizie sul disastro di new orleans o sulla situazione internazionale. l'ha detto addirittura prima di pupo. quindi è importante. e io ho riflettuto. però non sono riuscito a cogliere il significato profondo. quindi lo chiedo a voi, rispondete vi prego, mi spiegate a quale cazzo di conclusione dovevo arrivare riflettendo sul successo di tavernello?

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