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"Language is a virus..." "We must find out what words are and how they function. They become images when written down, but images of words repeated in the mind and not of the image of the thing itself." - W.S.B. -

screaming

Utente: jacklord
JACKLORD: giovane 72enne appassionato di bluegrass colleziono scatole vuote di fiammiferi, leggo solo libri di autori morti suicidi e non vedo film italiani con "amore" nel titolo.

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contagocce

si sono sparpagliate *loading* vacche nel guado

 
martedì, 28 giugno 2005

io, con le cose che finiscono, ho sempre avuto problemi. la cosa che quando finisce più mi fa soffrire sono i posti a sedere sul tram, che non solo possono finire, ma a volte succede anche quella cosa terribile che io mi sono seduto e a un certo punto mi devo alzare per far sedere qualcuno. le situazioni tipiche sono le seguenti.
- arrivo al capolinea e c'è già un sacco di gente che aspetta. ma io sono anni che prendo sempre lo stesso tram, quindi dopo un complicato calcolo matematico statistico detto "a occhio" mi apposto in corrispondenza della posta posteriore, che è quella da cui si comincia a salire prima rispetto alle altre. però, quando ormai già mi beo all'idea di sedermi e giocare a sudoku, si verifica quello strano fenomeno detto "della materializzazione del filippino", per il quale dal nulla ti spunta un filippino davanti. il filippino ha nel dna la capacità di sedersi sul tram. sempre. forse in filippinia non fanno altro che allenarsi a bùling e a sedersi sui tram. fatto sta che basta un solo filippino che io rimango in piedi. perchè il filippino, una volta salito, occupa da solo almeno 20 posti con la famosa tecnica dello"sparpagliamento a raggiera aka polipo di manila", in attesa che si verifichi quell'altro strano fenomeno detto "della materializzazione della famiglia e degli amici del filippino" che sorridenti arrivano e si siedono senza neanche sgomitare un pò. e io mi ritrovo a giocare a sudoku in piedi, sotto l'ascella di qualche laziale che va allo stadio, senza penna e con il cervello annebbiato.
- copia e incolla la prima parte del punto precedente (tu, che io non mi funziona Ctrl) fino a sudoku, quando si verifica quello strano fenomeno detto "della processione verso lùrd" in cui gli avventori del tram sono tutti sopra la novantina, e tutti bisognosi di un miracolo. io, siccome sono sensibile che sono dei pesci, non riesco a essere aggressivo e a sgomitare e finisco in piedi a giocare a sudoku, senza penna e con il cervello annebbiato,  sotto l'ascella del tifoso più anziano della roma al mondo che scarabocchia il de rerum natura con la bomboletta sui muri del tram e poi ci aggiunge lazie merda.
- capita a volte che io mi segga. a quel punto tento: a) fingo di dormire per non attirare l'attenzione della vecchina davanti a me che ansima e si stringe il petto. b) metto le cuffie e ignoro il vecchino con il bastone che rantola cercando di inerpicarsi sui ripidissimi gradini del tram. in genere queste due tecniche, eventualmente combinate, funzionano. ma nulla possono contro la mamma incinta. la mamma incinta non elemosina il posto a sedere, no, lei con la sua sola presenza, con la sua simbologia vitale, mi mette a disagio. mi aumenta la sudorazione e non riesco a concentrarmi sul sudoku, fino a che non mi alzo di scatto e le dico prego, non sia mai che, in questi tempi di morte e pessimismo, un così luminoso raggio di vita rimanga in piedi. dio, come sono idealista.

oggi è il mio ultimo giorno di lavoro nell'ufficio centrale del fantastico mondo della cooperazione. è una cosa che finisce e sarò costretto a lenire la mia sofferenza con un abuso ragionato di rum e pera. ma due cose che finiscono lo stesso giorno non le reggo. stasera che torno a casa, sul tram, mi travesto da qualcosa che metta paura. pensavo di buttarmi sulla mucca pazza.

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lunedì, 27 giugno 2005

three second kiss
(aka variazione d'ambiente su tangled up in plaid. giuro che poi smetto)

quando entro nella stanza, ormai invasa da una gelida penombra, la prima cosa che noto è un sottile strato di polvere che ricopre gli oggetti, rendendo morbide le forme.
vedo strane mosche trasparenti che volano indolenti ma non percepisco nessun ronzio.
mr. j è seduto sul letto, metà del viso al buio.
mi siedo di fronte lui. quando si accorge di me fa un gesto con il braccio, come a voler scacciare un insetto. la brace della sigaretta che tiene in mano lascia una scia ardente nello spazio grigio azzurro.
il bacio perfetto, dice mr. j improvvisamente con voce roca ma calma, è un bacio di tre secondi.
le mosche trasparenti continuano a volare lentamente in cerchio, facendosi spazio tra spirali di fumo e pulviscolo. la luce che filtra da una finestra socchiusa si sta facendo sempre più fioca.
che cosa vuoi dire? chiedo incerto.
mr. j piega la testa in avanti, gli occhi coperti dai capelli.
il bacio perfetto, ripete, è un bacio di tre secondi, ma è un'emozione che io non ho mai condiviso.
mi sento invaso da una tristezza abissale. mi dispiace, dico, e in quello stesso momento mi rendo conto della mancanza di significato delle mie parole.
e nonostante la solitudine, continua mr. j come se non mi avesse sentito, come se io neanche fossi lì con lui, ho avuto paura di perderla dal primo momento che l'ho guardata.
mr. j rimane immobile, quindi spegne la sigaretta in un posacenere opaco, si lascia andare all'indietro sul letto e una volta sdraiato chiude gli occhi e soffia fuori il fumo lentamente, fino a svuotarsi i polmoni.
poi, per la prima volta, lo vedo piangere. non ne sono sicuro, la stanza è ormai quasi completamente al buio, ma mi sembra di vedere un tenue riflesso sulle sue guance. e per un attimo, solo per un attino, ho l'impressione che una lacrima si stacchi dal suo viso, si alzi al centro della stanza e inizi a volare in cerchio, indolente nel silenzio più nitido.

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venerdì, 24 giugno 2005

suicide

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mercoledì, 22 giugno 2005

io, con le catene, non è che ci abbia mai avuto molto a che fare. mi vengono in mente quelle degli schiavi, che erano brutte ma necessarie, visto che un africano libero avrebbe giustamente massacrato almeno 5 teste di cazzo americane, e io oggi non potrei fare benzina alla texaco.  fare benzina alla texaco mi ci piace tanto, perchè ogni pieno ti regalano un pupazzetto di bush che quando lo schiacci dice delle cose. l’ultimo che ho vinto doveva rivelare tutta la verità su ustica, però mi sa che non funziona bene perché rimane zitto. mi vengono in mente quelle d’oro da mettere al collo ma gli anni ottanta sono finiti, oppure quelle che si mettono sulle ruote delle macchine quando c’è la neve, ma tanto sono inutili, che con le catene o senza, con la neve o con il sole, se ti vogliono rubare le gomme te le rubano. però non posso tirarmi indietro di fronte a una richiesta di flor, quindi mi accingo a rispondere alle sue domande, precisando che non girerò questa cosa a nessuno, che la gente ci ha già i cazzi suoi, e siccome io non sono flor, poi me li ritrovo sotto casa con le torce e i forconi.

- libri che possiedo nella mia biblioteca e genere: in linea di massima i libri li leggo, non li possiedo. mi rendo conto che c’è gente con strane pratiche sessuali, ma io sono tradizionalista. o leggo o trombo. non ho una mia biblioteca, che casa dove vivo non è il tabellone del cluedo. elencare tutti i libri che ho sarebbe troppo lungo e poi io so contare solo fino a tre. sul genere non mi sbilancio, che di solito sono contrario ai generi e alle domande sui generi. e anche a quelle sui cognati, ma questo è un altro discorso. mi sa che sono opinioni soggettive, quindi se per me un libro tipo, che so, cecità di saramago è un libro metaforico sul tennis, nessuno può venire a dirmi che non è vero.

- ultimo libro comprato: qui diventa difficile, perché i libri mi arrivano gratis a casa. almeno quelli di una certa casa editrice. se non ricordo male dovrebbe essere gotico rurale di eraldo baldini, ma potrebbe anche essere pulp di bukowsky o le piume di vurt di jeff noon.

- libro che sto leggendo ora: l’educazione di uno stoico di pessoa, gran libro sul suicidio, e la ragazza che non era lei di tommaso pincio, che tutti dicono essere uno pseudonimo perché c’è un altro scrittore che si chiama tipo thomas pinchon, ma io ‘sto pinchon non lo conosco e quindi per me è lui che copia.

- tre libri che consiglio e perché: il consiglio è quello di non leggere libri. fa male al cervello e poi non si capisce più il senso delle cose importanti della vita, tipo perché capitan findus quando io ero piccolo era un vecchio e adesso è ringiovanito. comunque così al volo direi uno fra il pasto nudo e la macchina morbida di burroughs, perché burroughs non era un genio, era un uomo, e a me i geni mi stanno sulle palle. vernon god little di dbc pierre, perché non è un capolavoro e a me i capolavori mi stanno sulle palle. meno di zero di bret easton ellis, perchè "la gente ha paura di buttarsi".

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martedì, 21 giugno 2005

conversation with ourselves

calvin: occhèi, jack. cesterfild làit nella mano destra, aria interrogativa alla tracy bullet, ti chiedo: rapido bilancio di quest'anno cooperativo trascorso fianco a fianco.
jacklord: ci ho ripensato, ridammi la mia sigaretta.
c: troppo tardi, ormai mi vuoi troppo bene per essere convincente quando fai il bullo. piuttosto, rispondi.
jl: io non faccio il bullo. io non faccio. se mai mi faccio. e il bilancio lo uso per pesare la roba.
c: al limite per pesare il robo.
jl: ...
c: ... me sto a incartà. perché scrivi cose che non hanno senso? comunica, jack, tira fuori quallo che hai dentro. io sono qua. ti ascolto.
jl: dentro ho delle cose che se le tiro fuori non sarebbe un bel vedere. e poi sono timido e la cacca non la faccio in pubblico.
c: già, ricordo, la fai solo nei bidet degli scacchisti, e poi chiami la mamma.
jl: la mamma la chiamo anche durante i rapporti sessuali.
c: la chiami nel senso che le comunichi cosa fai, la invochi nel momento supremo, la preghi come una semidivinità? illuminaci.
(illuminaci anche sul motivo per cui finisci sempre a parlare di sesso e cacca. insieme. sono preoccupata.)
jl: un pò tutto. a volte la chiamo con il telefonino durante l'amplesso e ansimo, così per farla ingelosire. a volte urlo il suo nome nel momento dell'orgasmo. ma siccome si chiama mariantonietta il nome è troppo lungo e il mio orgasmo arriva si e no alla seconda a. a volte prego, ma lei, come tutte le divinità, non mi ascolta. sesso e cacca sono i motori dell'esistenza umana. mi sembra quindi giusto parlarne. insieme.
c: beh, visti i presupposti, mi domando se sia molto difficile fare sesso con la camicia di forza addosso. la usi come mezzuccio erotico o semplicemente ti dimeni come un'anguilla per liberartene?
jl: la camicia di forza è difficile da togliere. ed è l'unico modo che ho per allungare i preliminari.
c: non potendo uscire dalla camicia di forza, usciamo almeno dall'argomento sesso. vai di corpo regolarmente, ultimamente? (sesso o cacca, giusto? davvero,  davvero, - davvero - non si può cambiare tema di discussione? il mio subconscio comincia a fare le bizze).
jl: dffclt a dgtr i tst cn l cmc d frz...
c: prova a usare la lingua, o l'alluce. alcuni pittori monchi fanno così.
jl: DAI PROVO COSÌ, E NON TI DICO CON COSA STO DIGITANDO
c: ...
jl: ti faccio una domanda io. meglio ratman o calvin e hobbes?
c: e vabbé. questa è scorretta. davvero scorretta. diciamo che il calvin dei pupazzi di neve se la batte fieramente con i primi episodi di venerdi 12.
jl: cioè se la battono insieme? nel senso che scappano? e poi? si sono baciati?
c: uh, storiacce. giuda ci ha provato con siusi, ma non è andata granché. ora: non è vero che hai 72 anni. né che leggi solo autori morti suicidi. dicci qualcosa di te, jack.
jl: gli anni sono quelli che uno si sente. sugli autori dici così perche non hai mai letto niente di zweig. comunque il mio scrittore preferito, a livello di letteratura mondiale di tutti i tempi è kitterlegnosky.
c: ma zweig chi, stefan? ti sei dato alla letteratura mitteleuropea? concordo su kitterlegnosky. disco di cui non potresti mai fare a meno? il mio è fivelandia 5.
jl: quella cosa mittletcetc non so che cosa sia, quindi nonsoononrispondo. penso che il disco del freno della mia macchina sia abbastanza indispensabile. tu come fai a frenare con cristina d'avena? non ti ispira il bisogno di andarti a fracassare contro un muro?
c: oh, si. infatti i miei freni sono proprio i muri. come l'hai capito?
ma dicci, jack, ora che l'atmosfera è più rilassata: cosa ti conquista in una donna?
jl: il blu.
c: nel senso? pelle livida e rigor mortis? sarai mica tornato con putrezia, ve'?
jl: no, putrezia è ormai morta e sepolta. il blu non ha un senso. altrimenti non sarebbe blu.
c: ah, beh, ora è tutto chiaro. mi sa che ti saluto, che ti vedo negli occhietti quella strana luce che ti brilla quando non prendi le pasticchine da troppo tempo. ti aiuto a riallacciarti la giacchetta bianca con le maniche luuunghe e ci vediamo domani, eh?
jl: calvin, non ti vedo più. dove sei. calvin. calvin! CALVIN!

(grazie a jack per avermi ospitata. un sacco di premi a chi coglie tutte le citazioni. dissolvenza)

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lunedì, 20 giugno 2005

autoritratto emotivo.

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venerdì, 17 giugno 2005

tangled up in plaid

quando ho spento il motore, ho avuto la vivida sensazione che ci saremmo persi, nel silenzio del deserto. sono rimasto immobile per non so quanto tempo, con il respiro affannato e le mani aggrappate al volante, a fissare gli insetti morti sul vetro, perché sentivo che se avessi guardato veramente la mancanza di confini che avevo davanti, ne sarei stato sovrastato senza nessuna possibilità di tornare indietro. poi mi sono scosso, ho strizzato gli occhi e ho aperto il finestrino. la polvere ha iniziato dolcemente a entrare, spinta da un vento che non riuscivo a percepire. la vedevo posarsi sugli oggetti e formare una patina leggera ma implacabile. ho guardato mr. j seduto accanto a me, con gli occhiali scuri, accendersi una sigaretta storta con un cerino di cui non vedevo la fiamma, e quando lui si è girato verso di me ho visto la mia immagine riflessa nelle sue lenti, e non mi ha ricordato nessuno che io avessi amato. mi sentivo la testa pesante, piena di domande, ma non riuscivo a provare un vero interesse per le risposte.
ho paura, sono riuscito a dire.
mr. j ha soffiato lentamente il fumo fuori dalla bocca, poi si è tolto gli occhiali e mi ha guardato, con quei suoi occhi trasparenti e liquidi.
lo so, ha detto, anch'io, come tutti. ha fatto una lunga pausa, muovendo impercettibilmente la testa, come se cercasse di ascoltare un suono lontano. è come se fossi tornato bambino, ha continuato, in cui le paure sono irrazionali. ho paura di tutti i fantasmi che mi circondano, ho paura di non riuscire più a distinguerli da me, di essere uno di loro.
che senso ha? ho chiesto, guardando il cielo pallido e uniforme.
nessuno, ha risposto lui, non esiste un significato. puoi essere disperato, e avrai una nuova forma di espressione. io sono solo stanco.
tu sei importante per tante persone, ho provato a dire, sei importante per me. sei l'unico che riesce a farmi sentire parte di qualcosa.
mr. j ha sorriso, o almeno così mi è sembrato. poi ha appoggiato la testa all'indietro e ha chiuso gli occhi.
è proprio questo il punto, ha detto con un sussurro, sai di dover essere libero, per vivere.
e per morire? ho chiesto.
mr. j si era addormentato così, con la sigaretta ancora accesa tra le dita.

la mia domanda è rimasta sospesa per qualche secondo, poi è stata inghiottita dal silenzio polveroso del deserto.

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giovedì, 16 giugno 2005

io, siccome ormai si avvicina l'estate e c'è tutta un'aria di vacanza tropicale, ieri sono andato a una festa all'ambasciata brasiliana di piazza navona. cioè, pensavo ci fossero tutte le mulatte che facevano il trenino, ballando musica caraibica in un posto colorato pieno di bevande esotiche. invece arrivo e subito un tipo coi baffi che di brasiliano al massimo poteva essere il cognato di barrichello (aveva in effetti la stessa espressione sul viso che ti fa pensare alla gioia di vivere. degli eschimesi.) che mi indica la direzione da prendere per arrivare al party. io, ancora fiducioso, mi incammino nella direzione indicata, supero un budello talmente stretto che ho avuto un flèscbec della mia nascita, e sbuco in una stanza seminterrata, tutta bianca, senza finestre, puzzolente come uno spogliatoio, in cui c'è una ressa di gente ma non ci sono le mulatte. non ci sono le bevande esotiche ma c'è un tavolino con delle peroni tiepide. non ci sono i trenini ma c'è un duo, che fa le cover dei kaoma con la tastiera, che mi sembra di aver già visto a una cresima ad acerra qualche anno fa. deluso cerco di ancheggiare un poco e di parlare come se avessi lo zabaione in bocca per far vedere che mi ci piace il brasile, parlo di falcao, della samba, dell'ordine e del progresso. prendo delle pacche sulle spalle che non mi fanno cadere solo perchè per terra è appiccicaticcio. provo ad impostare il trenino con un gruppo di gente ma appoggio le mani sulle spalle di uno pieno di muscoli che mi sorride, quindi dico scusangi e per distrarlo attacco a parlare della discografia completa di carmen consoli. ormai sfiduciato mi dirigo verso l'uscita quando lo vedo. sta lì, per terra, piccolo e indifeso, come se fosse timoroso di essere schiacciato. lo raccolgo di nascosto, senza farmi vedere da nessuno, lo metto in tasca e mi chiudo nella prima stanza che trovo. quando sono solo e al sicuro, lo tiro fuori dalla tasca e lo guardo. è lui, non ci sono dubbi, e anche se non è in ottima forma è sicuramente ancora vivo. gli do un goccio d'acqua da bere e quando si riprende mi spiega che si trova a roma perchè sta facendo un giro del mondo per questioni di marketing, per pubblicizzare l'immagine progressista del brasile, e che era caduto dal taschino dell'ambasciatore, e che se non c'ero io sarebbe stato schiacciato con grave la perdita per il brasile di una delle sue più importanti risorse. mi dice come posso fare per sdebitarmi, io gli dico delle mulatte, dei trenini e delle bevande e lui mi dice guarda qui neanche a parlarne ma conosco un posto qui vicino... lo rimetto in tasca e usciamo insieme dall'ambasciata fino a raggiungere un localino nella zona, dove entro e vedo un sacco di mulatte, trenini e bevande. mi guardano male ma quando tiro fuori il dito di lula e lui spiega quello che io ho fatto per il brasile salvandolo da una sicura schiacciata, la serata ha preso veramente una bella piega.

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lunedì, 13 giugno 2005

quasi quasi

quasi quasi lascio le mie attività nel mondo del diritto e in quello della
cooperazione e metto su una cover band dei nirvana. io suono il fucile.

non sopporto il traffico di roma. quasi quasi mi trasferisco. a napoli.

quasi quasi vado in iraq a farmi rapire. mi ci piace l'idea della mia
gigantografia
in campidoglio.

quasi quasi divento nazionalista. e il prossimo 2 giugno vado alla parata
con la bandierina di mc donald.

la serie c non la sopporto. quasi quasi cambio squadra. ma me l'ha già cambiata
carraro.

quasi quasi metto quella scrittina che dice che questo blog non rappresenta
una testata giornalistica. ma in fondo non rappresenta un sacco di altre
cose e non è che le posso scrivere tutte. se dico che il papa è una testa
di cazzo, fatemi causa, o comunque astenetevi.

quasi quasi mi prendo una seconda laurea. medicina con specializzazione in
dermografitismo.

quasi quasi divento ricco brevettando il sistema di fare la spesa con il
paniere legato alla cordicella senza dover per forza scendere le scale.

quasi quasi divento ricco scassinando le macchinette in cui si mettono le
monetine negli ascensori.

quasi quasi mi metto un portatile collegato al citofono, così se qualcuno
proprio mi deve rompere le palle mi manda una mail, che è meno invasiva del
buz del citofono.

quasi quasi divento un serial killer e uccido tutte le tipe che portano due
bracciali sullo stesso braccio che quando si toccano fanno rumore.

quasi quasi chiedo a kitterlegnosky se vuole mettere su un duo da piano bar.
mettiamo un annuncio tipo: duo cerca ingaggio su nave da crociera piena di
anziane single e di provenienza germanica. offresi musica tipo  anna oxa
feat. un branco di mufloni che si arrampicano faticosamente su una montagna
alla ricerca di una sorgente.

quasi quasi mi faccio assumere in una compagnia telefonica e mi faccio mettere
al posto delle voci preregistrate che dicono se vuoi sapere blablabla digita
1, se vuoi sapere blablablu digita 2 etc, poi registro gli insulti che la
gente borbotta in attese di capire come parlare con un umano, li trascrivo
e ci pubblico un best seller.

quasi quasi mi rimorchio una giovinetta dei parioli, la faccio innamorare
di me, e quando lei è in preda ad un irrefrenabile impulso sessuale le dico
eh no, ciccia, io scavicchio ma non apro.

quasi quasi vado da veltroni e gli dico uòlter, vabbè che in africa i bambini
soffrono e hanno le mosche negli occhi, ma anche a casa mia le zanzare mica
scherzano.

quasi quasi la smetto di essere ambivalente e divento solo cinico.

quasi quasi scrivo un libro in cui affermo che gim morrison è il fratello
di gianfranco funari.

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 12:31 | link | commenti (31) |

mercoledì, 08 giugno 2005

ricorre in questi giorni la scadenza del mio primo semestre nel fantastico mondo del diritto. questo vuol dire passare simpaticissime giornate nelle amene stanze del tribunale civile di roma, girando per le cancellerie alla ricerca dei verbali delle udienze a cui ho brillantemente partecipato, per testimoniare davanti al sacro ordine la mia effettiva buona volontà nel diventare una testa di cazzo. io, l'altro giorno, dovevo capirlo subito che non era aria. appena entrato mi si appropinqua una tipa praticanterampantemarchioregistrato che mi chiede scusa, i verbali come si prendono? io mi copro la bocca e dico sottovoce lo cerchi, lo inguatti e lo vai a fotocopiare. e lei, come? io ripeto te lo inguatti e lo vai a fotocopiare, e lei ancora, come? io ormai senza remore, lo prendi di nascosto e lo vai a fotocopiare. lei mi fa come di nascosto? mi appare improvvisamente tutto chiaro e rispondo no, non di nascosto, avrai capito male. allora, lo chiedi in cancelleria, ne prendi uno per volta, lasci un documento, poi vai giù fai la fila, compri una marca da bollo da 2.10 euro per ogni verbale, fai un'altra fila, lo fotocopi, lo riporti con la marca da bollo, ritiri il documento e così via di verbale in verbale, poi circa al quattordicesimo verbale tiri fuori il fucile componibile che tieni nella tua micro borsetta, uccidi gente a casaccio, poi ti suicidi e tra un paio d'anni ispiri un documentario di màicol mùr. lei mi dice ah, grazie mille, io le dico prego, figurati. inizio quindi le mie ricerche ma non trovo i faldoni dove dovrebbero essere. mi avvicino alla cancelliera, 60 anni circa e in ciabatte, dico scusi... e lei oogi non mi chiedete niente che c'ho un mal di testa, e si allontana ciabattando verso la porta d'uscita. rimango un attimo interdetto, poi mi avvento sull'altra cancelliera, quella giovane intenta a leccarsi le dita e a girare pagine. dico scusi, i faldoni xyz? e lei mi fa, senza neanche alzare la testa, sono laggiù. le dico no, guardi, lì non ci sono. e lei ah boh? vada al terminale dell'archivio generale, mi saluti kafka, e chieda a loro. io a quel punto cambio espressione, mi faccio serio, quasi cattivo. le alzo il mento con un dito, la guardo fisso negli occhi e con voce calma le dico guardi, anche se so che non sembra, io in realtà sono un embrione e tra qualche giorno, siccome il mondo è pieno di stronzi, avrò più diritti e poteri della presidenza usa. quindi, le chiedo di nuovo, dove sono i fascicoli xyz? lei fa un leggero tremolio con le labbra, poi toglie le ragnatele dal màus del suo pc, preme un tasto, si alza, fruga in uno scaffale nascosto, e mi porge i fascicoli. le dico brava, brava, mentre asciugo i fascicoli dalla sua saliva, le manderò qualcuno ad assisterla mentre procrea. lo so che detto così sembra brutto, ma in certi ambienti reazionari bisogna fare così per ottenere dei risultati.  

l'ultima volta che si è verificata una stampede per colpa di jacklord erano le 22:15 | link | commenti (25) |