"Language is a virus..." "We must find out what words are and how they function. They become images when written down, but images of words repeated in the mind and not of the image of the thing itself." - W.S.B. -
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JACKLORD: giovane 72enne appassionato di bluegrass
colleziono scatole vuote di fiammiferi, leggo solo libri di autori morti suicidi e non vedo film italiani con "amore" nel titolo.
jacklord in thierry henry ...
kitterlegnosky in thierry henry ...
1888
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si sono sparpagliate *loading* vacche nel guado

suicide
io, con le catene, non è che ci abbia mai avuto molto a che fare. mi vengono in mente quelle degli schiavi, che erano brutte ma necessarie, visto che un africano libero avrebbe giustamente massacrato almeno 5 teste di cazzo americane, e io oggi non potrei fare benzina alla texaco. fare benzina alla texaco mi ci piace tanto, perchè ogni pieno ti regalano un pupazzetto di bush che quando lo schiacci dice delle cose. l’ultimo che ho vinto doveva rivelare tutta la verità su ustica, però mi sa che non funziona bene perché rimane zitto. mi vengono in mente quelle d’oro da mettere al collo ma gli anni ottanta sono finiti, oppure quelle che si mettono sulle ruote delle macchine quando c’è la neve, ma tanto sono inutili, che con le catene o senza, con la neve o con il sole, se ti vogliono rubare le gomme te le rubano. però non posso tirarmi indietro di fronte a una richiesta di flor, quindi mi accingo a rispondere alle sue domande, precisando che non girerò questa cosa a nessuno, che la gente ci ha già i cazzi suoi, e siccome io non sono flor, poi me li ritrovo sotto casa con le torce e i forconi.
- libri che possiedo nella mia biblioteca e genere: in linea di massima i libri li leggo, non li possiedo. mi rendo conto che c’è gente con strane pratiche sessuali, ma io sono tradizionalista. o leggo o trombo. non ho una mia biblioteca, che casa dove vivo non è il tabellone del cluedo. elencare tutti i libri che ho sarebbe troppo lungo e poi io so contare solo fino a tre. sul genere non mi sbilancio, che di solito sono contrario ai generi e alle domande sui generi. e anche a quelle sui cognati, ma questo è un altro discorso. mi sa che sono opinioni soggettive, quindi se per me un libro tipo, che so, cecità di saramago è un libro metaforico sul tennis, nessuno può venire a dirmi che non è vero.
- ultimo libro comprato: qui diventa difficile, perché i libri mi arrivano gratis a casa. almeno quelli di una certa casa editrice. se non ricordo male dovrebbe essere gotico rurale di eraldo baldini, ma potrebbe anche essere pulp di bukowsky o le piume di vurt di jeff noon.
- libro che sto leggendo ora: l’educazione di uno stoico di pessoa, gran libro sul suicidio, e la ragazza che non era lei di tommaso pincio, che tutti dicono essere uno pseudonimo perché c’è un altro scrittore che si chiama tipo thomas pinchon, ma io ‘sto pinchon non lo conosco e quindi per me è lui che copia.
- tre libri che consiglio e perché: il consiglio è quello di non leggere libri. fa male al cervello e poi non si capisce più il senso delle cose importanti della vita, tipo perché capitan findus quando io ero piccolo era un vecchio e adesso è ringiovanito. comunque così al volo direi uno fra il pasto nudo e la macchina morbida di burroughs, perché burroughs non era un genio, era un uomo, e a me i geni mi stanno sulle palle. vernon god little di dbc pierre, perché non è un capolavoro e a me i capolavori mi stanno sulle palle. meno di zero di bret easton ellis, perchè "la gente ha paura di buttarsi".

autoritratto emotivo.
io, siccome ormai si avvicina l'estate e c'è tutta un'aria di vacanza tropicale, ieri sono andato a una festa all'ambasciata brasiliana di piazza navona. cioè, pensavo ci fossero tutte le mulatte che facevano il trenino, ballando musica caraibica in un posto colorato pieno di bevande esotiche. invece arrivo e subito un tipo coi baffi che di brasiliano al massimo poteva essere il cognato di barrichello (aveva in effetti la stessa espressione sul viso che ti fa pensare alla gioia di vivere. degli eschimesi.) che mi indica la direzione da prendere per arrivare al party. io, ancora fiducioso, mi incammino nella direzione indicata, supero un budello talmente stretto che ho avuto un flèscbec della mia nascita, e sbuco in una stanza seminterrata, tutta bianca, senza finestre, puzzolente come uno spogliatoio, in cui c'è una ressa di gente ma non ci sono le mulatte. non ci sono le bevande esotiche ma c'è un tavolino con delle peroni tiepide. non ci sono i trenini ma c'è un duo, che fa le cover dei kaoma con la tastiera, che mi sembra di aver già visto a una cresima ad acerra qualche anno fa. deluso cerco di ancheggiare un poco e di parlare come se avessi lo zabaione in bocca per far vedere che mi ci piace il brasile, parlo di falcao, della samba, dell'ordine e del progresso. prendo delle pacche sulle spalle che non mi fanno cadere solo perchè per terra è appiccicaticcio. provo ad impostare il trenino con un gruppo di gente ma appoggio le mani sulle spalle di uno pieno di muscoli che mi sorride, quindi dico scusangi e per distrarlo attacco a parlare della discografia completa di carmen consoli. ormai sfiduciato mi dirigo verso l'uscita quando lo vedo. sta lì, per terra, piccolo e indifeso, come se fosse timoroso di essere schiacciato. lo raccolgo di nascosto, senza farmi vedere da nessuno, lo metto in tasca e mi chiudo nella prima stanza che trovo. quando sono solo e al sicuro, lo tiro fuori dalla tasca e lo guardo. è lui, non ci sono dubbi, e anche se non è in ottima forma è sicuramente ancora vivo. gli do un goccio d'acqua da bere e quando si riprende mi spiega che si trova a roma perchè sta facendo un giro del mondo per questioni di marketing, per pubblicizzare l'immagine progressista del brasile, e che era caduto dal taschino dell'ambasciatore, e che se non c'ero io sarebbe stato schiacciato con grave la perdita per il brasile di una delle sue più importanti risorse. mi dice come posso fare per sdebitarmi, io gli dico delle mulatte, dei trenini e delle bevande e lui mi dice guarda qui neanche a parlarne ma conosco un posto qui vicino... lo rimetto in tasca e usciamo insieme dall'ambasciata fino a raggiungere un localino nella zona, dove entro e vedo un sacco di mulatte, trenini e bevande. mi guardano male ma quando tiro fuori il dito di lula e lui spiega quello che io ho fatto per il brasile salvandolo da una sicura schiacciata, la serata ha preso veramente una bella piega.
quasi quasi
quasi quasi lascio le mie attività nel mondo del diritto e in quello della
cooperazione e metto su una cover band dei nirvana. io suono il fucile.
non sopporto il traffico di roma. quasi quasi mi trasferisco. a napoli.
quasi quasi vado in iraq a farmi rapire. mi ci piace l'idea della mia
gigantografia
in campidoglio.
quasi quasi divento nazionalista. e il prossimo 2 giugno vado alla parata
con la bandierina di mc donald.
la serie c non la sopporto. quasi quasi cambio squadra. ma me l'ha già cambiata
carraro.
quasi quasi metto quella scrittina che dice che questo blog non rappresenta
una testata giornalistica. ma in fondo non rappresenta un sacco di altre
cose e non è che le posso scrivere tutte. se dico che il papa è una testa
di cazzo, fatemi causa, o comunque astenetevi.
quasi quasi mi prendo una seconda laurea. medicina con specializzazione in
dermografitismo.
quasi quasi divento ricco brevettando il sistema di fare la spesa con il
paniere legato alla cordicella senza dover per forza scendere le scale.
quasi quasi divento ricco scassinando le macchinette in cui si mettono le
monetine negli ascensori.
quasi quasi mi metto un portatile collegato al citofono, così se qualcuno
proprio mi deve rompere le palle mi manda una mail, che è meno invasiva del
buz del citofono.
quasi quasi divento un serial killer e uccido tutte le tipe che portano due
bracciali sullo stesso braccio che quando si toccano fanno rumore.
quasi quasi chiedo a kitterlegnosky se vuole mettere su un duo da piano bar.
mettiamo un annuncio tipo: duo cerca ingaggio su nave da crociera piena di
anziane single e di provenienza germanica. offresi musica tipo anna oxa
feat. un branco di mufloni che si arrampicano faticosamente su una montagna
alla ricerca di una sorgente.
quasi quasi mi faccio assumere in una compagnia telefonica e mi faccio mettere
al posto delle voci preregistrate che dicono se vuoi sapere blablabla digita
1, se vuoi sapere blablablu digita 2 etc, poi registro gli insulti che la
gente borbotta in attese di capire come parlare con un umano, li trascrivo
e ci pubblico un best seller.
quasi quasi mi rimorchio una giovinetta dei parioli, la faccio innamorare
di me, e quando lei è in preda ad un irrefrenabile impulso sessuale le dico
eh no, ciccia, io scavicchio ma non apro.
quasi quasi vado da veltroni e gli dico uòlter, vabbè che in africa i bambini
soffrono e hanno le mosche negli occhi, ma anche a casa mia le zanzare mica
scherzano.
quasi quasi la smetto di essere ambivalente e divento solo cinico.
quasi quasi scrivo un libro in cui affermo che gim morrison è il fratello
di gianfranco funari.
ricorre in questi giorni la scadenza del mio primo semestre nel fantastico mondo del diritto. questo vuol dire passare simpaticissime giornate nelle amene stanze del tribunale civile di roma, girando per le cancellerie alla ricerca dei verbali delle udienze a cui ho brillantemente partecipato, per testimoniare davanti al sacro ordine la mia effettiva buona volontà nel diventare una testa di cazzo. io, l'altro giorno, dovevo capirlo subito che non era aria. appena entrato mi si appropinqua una tipa praticanterampantemarchioregistrato che mi chiede scusa, i verbali come si prendono? io mi copro la bocca e dico sottovoce lo cerchi, lo inguatti e lo vai a fotocopiare. e lei, come? io ripeto te lo inguatti e lo vai a fotocopiare, e lei ancora, come? io ormai senza remore, lo prendi di nascosto e lo vai a fotocopiare. lei mi fa come di nascosto? mi appare improvvisamente tutto chiaro e rispondo no, non di nascosto, avrai capito male. allora, lo chiedi in cancelleria, ne prendi uno per volta, lasci un documento, poi vai giù fai la fila, compri una marca da bollo da 2.10 euro per ogni verbale, fai un'altra fila, lo fotocopi, lo riporti con la marca da bollo, ritiri il documento e così via di verbale in verbale, poi circa al quattordicesimo verbale tiri fuori il fucile componibile che tieni nella tua micro borsetta, uccidi gente a casaccio, poi ti suicidi e tra un paio d'anni ispiri un documentario di màicol mùr. lei mi dice ah, grazie mille, io le dico prego, figurati. inizio quindi le mie ricerche ma non trovo i faldoni dove dovrebbero essere. mi avvicino alla cancelliera, 60 anni circa e in ciabatte, dico scusi... e lei oogi non mi chiedete niente che c'ho un mal di testa, e si allontana ciabattando verso la porta d'uscita. rimango un attimo interdetto, poi mi avvento sull'altra cancelliera, quella giovane intenta a leccarsi le dita e a girare pagine. dico scusi, i faldoni xyz? e lei mi fa, senza neanche alzare la testa, sono laggiù. le dico no, guardi, lì non ci sono. e lei ah boh? vada al terminale dell'archivio generale, mi saluti kafka, e chieda a loro. io a quel punto cambio espressione, mi faccio serio, quasi cattivo. le alzo il mento con un dito, la guardo fisso negli occhi e con voce calma le dico guardi, anche se so che non sembra, io in realtà sono un embrione e tra qualche giorno, siccome il mondo è pieno di stronzi, avrò più diritti e poteri della presidenza usa. quindi, le chiedo di nuovo, dove sono i fascicoli xyz? lei fa un leggero tremolio con le labbra, poi toglie le ragnatele dal màus del suo pc, preme un tasto, si alza, fruga in uno scaffale nascosto, e mi porge i fascicoli. le dico brava, brava, mentre asciugo i fascicoli dalla sua saliva, le manderò qualcuno ad assisterla mentre procrea. lo so che detto così sembra brutto, ma in certi ambienti reazionari bisogna fare così per ottenere dei risultati.